Ragazze investite a Roma, “cosa è successo quando Gaia e Camilla hanno attraversato la strada”. Emerge solo ora


Ragazze investite, il semaforo pedonale di Corso Francia dove sono morte le due 16enni Gaia e Camilla non prevede il giallo per chi attraversa e le ragazze avrebbero iniziato ad attraversare la strada con il verde per i pedoni . Lo afferma l’avvocato Cesare Piraino, legale dei genitori di Camilla Romagnoli, in un atto depositato oggi in Procura con cui chiede ai pm di “accertare compiutamente la circostanza”.

“Il semaforo per l’attraversamento pedonale ha una peculiarità obiettiva: non prevede, per avvertire i pedoni dell’imminente sopraggiungere del verde per le automobili il caratteristico ‘giallo per i pedoni’ ma prevede che al ‘verde per i pedoni’, che dura 26 secondi e mezzo circa, segua soltanto un ‘verde lampeggiante’ che dura appena tre secondi e 40, a cui segue repentinamente e immediatamente il ‘rosso’, sempre per i pedoni e contestualmente dopo un secondo circa, sopraggiunge il verde, cioè il via libera, per le automobili della carreggiata” scrive il legale. Continua dopo la foto








“La circostanza appare determinante sul profilo probatorio – sottolinea- poiché se è vero che il giovane Pietro Genovese sia sopraggiunto su quelle strisce pedonali col verde e la macchina a fianco, nel frattempo, si sia fermata per far passare le ragazze, è certo che le stesse abbiano iniziato l’attraversamento pedonale con il verde e che si siano imbattute, subito dopo, nel ‘verde lampeggiante’ e quindi, dopo appena tre secondi e mezzo, nel “rosso” senza poter fare, loro si, sull’altro che subire la morte”. Continua dopo la foto






“Si chiede e conseguentemente di accertare compiutamente la circostanza il discorso che si ribadisce si ritiene rilevante ai fini probatori e ciò’ all’esclusivo fine dell’accertamento della verità”, conclude il legale. All’indomani dei funerali delle 16enni Gaia e Camilla, a raccontare al Messaggero la sua versione sul tragico incidente di Corso Francia è Davide A., studente 20enne e migliore amico dell’investitore Pietro Genovese, in macchina con lui una settimana fa al momento dell’impatto nella notte del 22 dicembre scorso. Continua dopo la foto



 


“Eravamo appena andati via da una cena a casa di amici al Fleming dove avevamo festeggiato il ritorno di un amico dall’Erasmus. Avevamo bevuto qualche bicchiere di vino, niente di più. Era da poco passata la mezzanotte – spiega Davide – e avevamo imboccato Corso Francia per andare verso il Treebar al Flaminio. Pietro guidava, io ero seduto accanto a lui e dietro di noi, sul sedile posteriore, c’era un altro nostro amico che al momento dell’incidente però stava mandano un messaggio con il cellulare e dice di non aver visto nulla”.
A che velocità andavate? “Non so, ma anche volendo non avremmo potuto correre. Su Corso Francia era appena scattato il semaforo verde e l’auto era ripartita da poco”. Poi il racconto degli attimi in cui si è consumata la tragedia: “Mentre passavamo davanti a una macchina che aveva rallentato alla nostra destra sono sbucate due sagome. Correvano. Credo volessero scavalcare il guardrail per raggiungere l’altro lato della strada. Ricordo di aver sentito un botto tremendo. E di aver visto una di loro sopra il cofano dell’auto. E’ successo tutto in una frazione di secondo. Il tempo di renderci conto di quello che era successo e accostare l’auto sulla destra, poco prima della rampa. Non potevamo inchiodare in mezzo alla strada. Dall’incidente al momento in cui ci siamo fermati saranno passati 5-10 secondi”, ricorda ancora.

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