“Morte cerebrale”. Speranze finite per il bimbo di 5 mesi scosso dalla mamma


“Non presenta più perfusione sanguigna cerebrale” il bimbo di 5 mesi ricoverato in coma all’ospedale di Padova, dopo che sarebbe stato cullato troppo forte dalla madre. Lo riferisce all’AdnKronos Salute Giorgio Perilongo, direttore del Dipartimento Salute della donna e del bimbo presso l’azienda ospedaliera padovana, sulla base degli esami condotti. “Questo – spiega – ci ha permesso di convocare la commissione che dovrà certificare la morte cerebrale” del piccolo, una valutazione che si basa su dati strumentali e clinici. “La commissione è già al lavoro”, precisa il medico che definisce la situazione “irreversibile”.

La mamma del piccolo, una ventinovenne di Mestrino (Padova), ha spiegato di aver scosso violentemente suo figlio all’alba di sabato 21 dicembre: il bambino non dormiva da oltre due ore e lei – in completa incoscienza, secondo la versione del suo avvocato Leonardo Massaro – l’avrebbe scosso violentemente e poi lo avrebbe appoggiato sul letto. Continua dopo la foto








La stessa mamma del bimbo ha poi chiamato il 118 e confessato di aver fatto del male al piccolo: “Non dormiva, l’ho cullato troppo forte”, la sua versione. Il caso rientrerebbe nel “Baby shake syndrome”, la sindrome del bambino scosso che nei piccoli provoca gravissimi danni cerebrali e neurologici. Si parla di morte cerebrale quando il cervello, più precisamente il tronco encefalico, interrompe in maniera permanente la propria attività. Continua dopo la foto






Tale cessazione funzionale si accompagna a diversi segni caratteristici: su tutti, l’assenza di respiro autonomo e di qualsiasi riflesso di base; nel tronco encefalico troviamo infatti dei centri nervosi molto importanti, che controllano la respirazione, i riflessi pupillari ed altri riflessi vitali. La diagnosi di morte cerebrale dev’essere effettuata, per diversi motivi, da un team di medici specialisti e prevede diversi test mirati. Continua dopo la foto



 


Un paziente in stato di morte cerebrale può essere collegato a un respiratore artificiale per mantenere in vita gli organi trapiantabili. La morte cerebrale sopraggiunge nel momento in cui il flusso di sangue destinato al cervello si interrompe in modo drastico.

Ti potrebbe interessare: Pamela Prati è tornata. L’abito è mini e la gonna sale su: a 61 anni è sempre divina

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it