Ragazze investite a Roma. Il papà di Gaia l’ha identificata in sedia a rotelle: anche lui vittima di incidente


Il papà di Gaia è sempre stato un modello di vita per la figlia. Ad accomunarli la loro grande energia, nonostante l’incidente in moto che Edward ha subìto e che lo ha ridotto a vivere su una sedia a rotelle. È stato proprio il padre a riconoscere, per primo, il corpo senza vita della figlia. Nessun documento nella borsetta di Gaia, che ha richiesto un pronto riconoscimento da parte dei familiari. Un destino simile, il loro, che però a Gaia è costato la vita.

Il 19 luglio del 2011 Edward Von Freymann è rimasto paralizzato proprio a causa di un incidente stradale sulla sua moto. Gaia, da allora, non ha fatto altro che coinvolgere il padre in tutto, apportando l’energia necessaria per fargli superare il dramma di non poter più usare le sue sole gambe. “Cambiare il passato”, così scriveva Gaia su Ask.fm, il social che spopola tra i ragazzini e che mette in campo i loro pensieri più intimi. Edward è stato un  carabiniere, ora intermediario assicurativo, e alle quattro di notte ha dovuto comunicare il lutto attraverso un sms: “La nostra piccola è volata in cielo”. Di origini finlandesi, si trasferisce a Roma all’età di 5 anni, dove ha perso l’uso delle gambe: “Queste strade maledette, forse è il karma della famiglia, due incidenti così…”, così commenta la sorella Patricia, la zia di Gaia. Continua dopo la foto.









La notizia del riconoscimento da parte di Edward è stata data su Il Messaggero. La zia di Gaia si concede ad un’intervista, guidata dal dolore e dalla necessità di sfogare tutta la sofferenza che la famiglia sta vivendo: “Gaia aveva già la valigia pronta, nella sua cameretta, stava per partire con la mamma per le vacanze. Questione di giorni, un viaggio in Europa, per riposarsi, approfittando della pausa dalle lezioni”. Il sogno di una vacanza spazzato via a mezzanotte di un sabato prenatalizio, dopo l’ultimo giorno di scuola, tra le pozzanghere e l’asfalto fangoso di Corso Francia […] Ricordo di avere ricevuto un messaggio alle 4 di notte da mio fratello. Gaia è andata in cielo, c’era scritto. Nella confusione, data l’ora, ho pensato fosse un modo per dire che era partita in aereo, un modo un po’ melodrammatico magari. Poi ci siamo sentiti con Edward. E ho capito tutto”. Continua dopo la foto.






E a proposito di Gaia, anche da parte dei compagni, le parole di uno strazio e un vuoto incolmabile:”Sognava di diventare una campionessa di pallavolo. Aveva cominciato con il canottaggio. I suoi sogni si sono infranti per sempre davanti quel guardrail. Adorava lo sport, a scuola aveva bei voti e si impegnava nello studio come nelle altre attività. Era la prima serata libera delle vacanze. Siamo tutti sconvolti non s può morire mentre si torna a casa dopo una aver passato qualche ora spensierata in un pub di Ponte Milvio”. Continua dopo la foto.



La tragedia di Roma, che ha visto spegnersi la vita di due giovani amiche,  ha sicuramente riacceso ricordi e quesiti che riguardano il senso stesso della vita e della cattiva sorte.  Un incubo che la famiglia Von Freymann aveva già vissuto, all’epoca dell’incidente di Edward, vivo per miracolo dopo l’incidente stradale in moto. Un evento che Gaia avrebbe voluto modificare, riavvolgendo il nastro del tempo, per evitare di vedere il padre soffrire per la perdita dell’uso delle gambe. I genitori di Gaia hanno sempre abitato a Vigna Clara, tra quelle strade che Edward non tollera e che adesso hanno preso la vita della figlia. Continua dopo la foto.

Adesso per le due famiglie colpite dal lutto è necessario chiudersi nella propria riservatezza e nel proprio dolore, provando a trovare una via d’uscita da uno strazio accentuato dalla consapevolezza che le sedicenni avevano ancora tanti sogni da realizzare. Lunedì Gaia sarebbe partita per Barcellona. Valigia pronta e tanto entusiasmo per un viaggio che sognava da tempo e che avrebbe visto molti altri selfie sorridenti, come era solito fare. Un’energia e una voglia di lottare che Gaia ha saputo trasmettere al suo papà super-eroe e che adesso riposano nel suo ricordo ed esempio.

“Le vogliamo ricordare così”. Gaia e Camilla, chi erano le due 16enni morte in Corso Francia. E i loro sogni

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