Omicidio Regeni, l’autopsia del giovane trovato morto in Egitto parla chiaro: ”Ecco cosa hanno trovato sulla pelle di Giulio”’. E il caso assume contorni ancor più inquietanti…


 

Sul corpo di Giulio Regeni – lo studente italiano ritrovato cadavere a febbraio al Cairo – c’erano segni di sevizie e di misteriose incisioni. Delle lettere tracciate con una lama in punti diversi. Poi la morte, orribile: “Dopo giorni di torture gli hanno spezzato il collo”. È questo l’esito choc dell’autopsia compiuta dal professor Vittorio Fineschi sul cadavere dello studente italiano ucciso in Egitto. Un documento che nella sua crudezza fornisce ulteriori elementi per smentire, una volta di più, la tesi della rapina degenerata in omicidio ad opera della banda criminale.

Il gruppo, lo ricordiamo, venne annientato nel marzo scorso e nel blitz saltarono fuori il passaporto e altri effetti personali del giovane ricercatore friulano.

(Continua a leggere dopo la foto)






 

 

Le tracce che i medici legali Vittorio Fineschi e Marcello Chiarotti hanno individuato sul corpo di Giulio sono ferite superficiali che sembrano comporre alcune lettere dell’alfabeto, apparentemente slegate tra loro, in punti diversi. Tagli, chiamati in gergo tecnico ”soluzioni di continuo cutanee”, che sembrano marchi, e potrebbero avere un significato. Probabilmente tracciate con un coltello, o un oggetto acuminato.

La più chiara è quella tracciata sulla schiena, ”regione dorsale, tratto toracico, a sinistra della linea spondiloidea”. Un’altra intorno all’occhio destro. E altre due: sulla ”regione frontale destra”, tra l’orecchio e l’attaccatura dei capelli, e sulla mano sinistra, ”superficie dorsale”; in entrambi i casi, due linee ”tra loro intersecantesi a formare una X”.

(Continua a leggere dopo la foto)






 

Quelle incisioni sono materia di una potenziale indagine che dovrebbe orientarsi sempre più sugli apparati di sicurezza del Cairo, coloro che hanno messo in atto il depistaggio che avrebbe dovuto sancire le responsabilità dei banditi comuni, smascherato dalle verifiche dei magistrati e degli investigatori italiani.

Mentre la madre di Giulio accusa: “L’hanno usato come una lavagna, è stato il suo corpo, riconoscibile solo dalla punta del naso, a rimandare indietro ogni depistaggio. A stroncare il tentativo di accreditare che fosse drogato o vittima di un incidente stradale”. I due giorni di incontri tra magistrati italiani ed egiziani, che si aprono oggi a Roma, saranno decisivi per il futuro dell’indagine sull’omicidio del ricercatore friulano.

(Continua a leggere dopo la foto)



Il procuratore generale Nabil Ahmed Sadek e il team di quattro magistrati egiziani che si occupano del caso incontreranno il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Sergio Colaiocco, che coordinano l’inchiesta sulla morte di Giulio.

Le riunioni, per motivi organizzativi e di sicurezza, si terranno alla Scuola di polizia di via Guido Reni, nella struttura dove si tenne il precedente incontro tra le autorità giudiziarie, esattamente 5 mesi fa. Proprio da quell’incontro, che fu fallimentare tanto da spingere la Farnesina a richiamare l’ambasciatore in Egitto, si ripartirà oggi.

“Ecco l’unica, piccola parte del suo corpo che sono riuscita a riconoscere”. Lo strazio della mamma di Regeni: “Solo da questo ho capito che si trattava del mio Giulio”

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it