“Una noia mortale”. È l’attore hard più famoso al mondo, entrato di diritto nell’immaginario collettivo. E invece, a sorpresa, ecco la rivelazione sul conto di Rocco Siffredi, il re del porno italiano. Davvero inaspettato


 

Se ne era parlato tanto nelle scorse settimane ma, a giudicare dalle prime reazioni di chi ha potuto assistere alla proiezione in sala, l’attesa non pare aver ripagato affatto i curiosi. Parliamo del documentario dedicato a Rocco Siffredi, probabilmente la pornostar più famosa al mondo, presentato a Venezia da Thierry Demaiziere e Alban Teurlai. La critica non è rimasta affatto colpita da quanto visto, e c’è già chi parla di sonori sbadigli tra le poltrone.

Che l’attore hard abbia sempre esercitato un particolare fascino sui francesi è risaputo. L’operazione, però, non pare riuscita al meglio.

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La Stampa, senza troppi giri di parola, parla di noia mortale, e non solo per l’argomento in sé, il sesso, che a lungo andare rischia di diventare ripetitivo. “Siffredi – si legge sulle pagine del quotidiano – è il contrario di quanto di dionisiaco, anarchico, eversivo e in ultima analisi divertente il porno possa offrire”.

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Nel documentario, anticipato da una serie di interviste, Rocco racconta sé e la sua professione; “I miei genitori mi dicevano che col porno non avrei avuto una famiglia, invece ho tutto e più di quelle normali, che poi si ritrovano divorziate. Quando tornavo a casa dal set mi vergognavo, cercavo gli occhi di mia moglie Rosa”.

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L’attore parla anche di come la tecnologia abbia influenzato il mondo del porno negli anni: “Internet ha cambiato tutto, le diciottenni di oggi sono navigate, ne sanno più di una quarantenne. La sessualità oggi è una performance da atleti, la pornografia è diventata un circo. Nel futuro non ci sarà nessuna Moana Pozzi”.

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