Inconcepibile. Dopo il terremoto devastante che ha raso al suolo il centro Italia causando centinaia di morti, arriva la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: “Ecco dove sono finiti i soldi per la messa in sicirezza”


 

Errori. Se dolosi o meno lo stabilirà la magistratura. Di sicuro c’è che, chi di dovere, sarebbe dovuto intervenire con lavori di «adeguamento» per scongiurare il rischio sismico e non l’ha fatto. Invece di interventi strutturali si è limitato a far compiere delle semplici «migliorie». Ristrutturazioni che si sono rivelate inadeguate alla gravità della situazione e potrebbero essere la causa dei crolli di centinaia di edifici pubblici e privati.

Su questo indaga adesso la procura di Rieti guidata da Giuseppe Saieva.

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Si concentra sui responsabili delle procedure che hanno seguito l’iter di ogni pratica e arriva fino ai componenti di quelle commissioni di collaudo che hanno dato il via libera all’occupazione degli stabili. Caso esemplare, riporta il Corriere della Sera, è quello del campanile della chiesa di Accumoli che è venuto giù provocando la morte della famiglia Tuccio: papà, mamma e due figli piccoli rimasti intrappolati sotto le macerie. Il fascicolo è stato aperto subito dopo il sisma e adesso dovrà ricostruire la catena di omissioni, errori o forse abusi che in moltissimi casi hanno avuto effetti tragici proprio perché i lavori non erano stati eseguiti come si doveva.

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Un lavoro parallelo a quello svolto dalla Corte dei Conti di Ascoli che sta effettuando verifiche sui soldi elargiti per la valutazione del rischio sismico di otto ospedali delle Marche. L’intervento di adeguamento, si legge ancora, si rende necessario dopo il terremoto dell’Umbria del 1997 che ha provocato evidenti lesioni al campanile della chiesa di Accumoli. La pratica viene avviata nel 2004 ma dopo alcuni controlli si decide di procedere a semplici «migliorie».

Anche perché lo stanziamento è minimo, nonostante le verifiche effettuate abbiano reso evidente la necessità di provvedere in maniera strutturale. Proprio perché si trattava di lavori collegati al sisma, la gestione viene affidata a commissari (i governatori del Lazio) e subcommissari della Provincia, ossia Luigi Ciaramelletti e Fabio Melilli. Furono loro i committenti, mentre l’esecuzione fu affidata ai costruttori Cricchi, i più gettonati della zona, autori anche del rifacimento della scuola Romolo Capranica di Amatrice. Nei prossimi giorni tutti i protagonisti potrebbero essere convocati dai pubblici ministeri. Melilli ne è consapevole e afferma:«C’erano 125 mila euro in tutto per la progettazione e la realizzazione. Per i lavori veri e propri rimasero 75 mila euro».

Lui stesso ammette che quel finanziamento, alla fine fu fatto convergere sulla chiesa e non sul campanile. «Il progetto — aggiunge Melilli — fu vagliato e approvato da una commissione di esperti coordinata da Alberto Cherubini, un ingegnere edile dal curriculum importante, che è stato consulente scientifico per la ricostruzione di zone terremotate sia per la Regione Marche che per il Lazio».

Il lavoro dei pubblici ministeri ha adesso tre obiettivi: individuare chi decise di compiere una operazione di semplice facciata senza occuparsi della prevenzione; chi scelse di privilegiare la chiesa senza adeguare anche il campanile; chi effettuò il collaudo finale e stabilì che la ristrutturazione era regolare. «I lavori sono stati fatti quando non ero ancora qui — commenta il vescovo di Rieti, Domenico Pompili — spero di sapere a breve se i lavori sono stati fatti e da chi».

“C’è un bambino vivo qui sotto!” Una vocina arriva dall’orrore delle macerie e scattano immediati i soccorsi per tirar fuori il piccolo. Ecco cosa sta succedendo nel paese devastato dal terremoto