“Cosa aveva Elena Ceste”. Testimonianze inquietanti di figlio e sorella. “Il marito non ne sa nulla”


Si torna a parlare di Elena Ceste, la 38enne madre di quattro figli scomparsa a Costigliole d’Asti il 24 gennaio 2014 e ritrovata solo a diversi mesi di distanza, il 18 ottobre 2014 nelle acque del Rio Mersa, nelle campagne di Asti. La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha la condanna a 30 anni per Michele Buoninconti, ritenuto responsabile dell’omicidio della moglie. 30 anni di carcere con il rito abbreviato, l’ex vigile del fuoco è dietro le sbarre dal 29 gennaio 2015. Da quel giorno non ha mai più visto i suoi figli perdendo anche la patria potestà: i quattro ragazzi che hanno perso brutalmente la mamma, continuano la loro vita insieme ai nonni materni e si rifiutano di andare a trovare il padre.

Michele si definisce una vittima di errore giudiziario e dall’altra parte si rassegna a questa condizione, decidendo di cambiare completamente vita. L’uomo è stato trasferito al carcere di Alghero – Sardegna – per continuare i suoi studi in economia e prendere la Laurea. Non riceve molte visite e passa la giornata a studiare immerso tra i libri e gli esami che deve dare. Secondo la criminologa Ursula Franco, che è stata consulente della difesa del vigile di Costigliole D’Asti, afferma che Michele Buoninconti è stato condannato a 30 anni di reclusione per un omicidio mai avvenuto. La criminologa lo ha ribadito in questi giorni in un’intervista rilasciata a Lecronachelucane.it. (Continua a leggere dopo la foto)







“Affetta da un delirio persecutorio […] Michele Buoninconti è stato arrestato a fine gennaio 2015 dopo la virata colpevolista dei Media che inizialmente avevano dato in pasto ai telespettatori i messaggi che sua moglie Elena Ceste si scambiava con i suoi amanti, le interviste ad uno di questi e quelle al medico di famiglia, ai vicini ed al prete, interviste dalle quali si evinceva con forza che la donna era affetta da un delirio persecutorio”. Ecco alcuni passaggi estrapolati dagli atti delle indagini se ne può avere precisa cognizione: ”Mia sorella mi ha chiamato telefonicamente nella mattinata del 23 gennaio, fatto strano in quanto ci sentiamo solitamente in orario serale. Ricordo che le chiedevo come stesse e lei mi rispondeva che stava abbastanza bene ma aveva PROBLEMI ALLA TESTA […] Credo comunque mia sorella possa aver compiuto un gesto anticonservativo”, queste le parole di Daniela Ceste, sorella di Elena, sentita come persona informata sui fatti a inizio indagini.

Come spiega la Franco, inoltre, ”La sorella si stupì per quella chiamata mattutina che le apparve una telefonata di commiato. Infatti Daniela disse a sua sorella che si sarebbero viste nel week end ed Elena le rispose: ‘eh si tantooo’ che Daniela interpretò come: ‘non ci sarò, chissà se ci sarò’. La criminologa ha reso noti anche i verbali di Daniela Ceste, sorella di Elena: “(Elena) nel mese di novembre 2013 era caduta in uno stato di depressione…aveva esternato una sua preoccupazione o disagio circa un qualcosa che aveva fatto ma non specificava troppo… che quando lo aveva fatto NON ERA IN SE STESSA e aveva sbagliato. Era preoccupata perché diceva che tanto ormai sapevano tutti di cosa stava parlando e che anche i figli l’avrebbero vista come un mostro… non abbiamo avuto modo di verificare queste presunte cose dette”. (Continua a leggere dopo la foto)






“Si aggiungano le parole del figlio della Ceste, che al magistrato riferì che la mattina della scomparsa (24 gennaio 2014) mentre lo vestiva, Elena gli disse: ‘Se mamma scappa voi dovete crescere da soli’. Pag 5, annotazioni d’indagine relative alla denuncia di scomparsa di Elena Ceste del 26 gennaio 2014 – precisa la criminologa Franco – E questa è solo una minima parte delle testimonianze che evidentemente sono parecchio ‘scomode’ sia alla Procura di Asti che ai programmi tv”. (Continua a leggere dopo la foto)



 

E ancora, la criminologa spiega cosa è successo quel giorno: “Non siamo ridicoli, Elena Ceste non è stata uccisa, di chi dovremmo cercare il DNA? La soluzione del caso Ceste è nella mia consulenza che è stata depositata nel 2015 dall’avvocato Massimo Tortoroglio: Elena Ceste – spiega al Cronache Lucane – si è allontanata di casa in preda ad una crisi psicotica ed è morta per ipotermia, non c’è spazio per soluzioni alternative, anzi, eventuali ricostruzioni fantastiche danneggerebbero il povero Buoninconti. Solo un criminologo con competenze in ambito medico legale e psichiatrico è in grado di capire questo caso. Vede, io non solo conosco gli atti d’indagine che mi permettono di dire senz’ombra di dubbio che nel caso Ceste non è stato commesso un omicidio ma ho analizzato anche tutto ciò che è venuto dopo la scomparsa di Elena e che ha condotto a questo orrore giudiziario. Buoninconti non è stato sottoposto ad un giusto processo, lo ripeterò in eterno: uno dei consulenti chiave della procura di Asti – ha concluso – ha dichiarato il falso sui suoi titoli di studio, sia nella sua consulenza redatta per la procura che durante una delle udienze del processo di primo grado”.

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