Diffamò Matteo Salvini, arriva la sentenza per Oliviero Toscani: sono dolori


“I soldi servono per dire quello che uno dice, in questo caso sono soldi ben spesi. Salvini vale come una Panda usata e se insultarlo mi costa 8mila euro ne vale la pena”. Così ironico il fotografo Oliviero Toscani all’Adnkronos commentando la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha confermato la condanna a 8mila euro di multa nei confronti del fotografo per avere diffamato Matteo Salvini.

“Lui voleva 800mila ma ne becca solo 8mila – racconta il fotografo – ringrazio la sentenza perché sono uno che passerà alla storia per aver speso soldi per dire la verità su questo personaggio. Io farò comunque ricorso in Cassazione”, conclude Toscani. . Nel dicembre 2014 il fotografo, ospite de La Zanzara su Radio 24, aveva attaccato il leader della Lega per un servizio fotografico sul settimanale Oggi: “Ma poverino, non ha proprio niente da fare. In quelle foto sembra un maialino sotto il piumino. Uno che dice di uscire dall’Europa e poi si fa fotografare così”. Continua dopo la foto







Non era finita qui: “Salvini fa i pomp***, va benissimo per quello. A chi li fa? Salvini fa i pomp*** ai cretini, fa anche rima. Prende per il c*** chi vota”. Salvini aveva già promesso di devolvere la somma incassata da Toscani a “giusta causa”. Qualche mese fa Olivero Toscani era stato condannato a pagare 4000 euro di multa perché ritenuto colpevole di vilipendio alla religione. Continua dopo la foto






I fatti risalgono ormai al lontano 2014 quando – intervenendo nella trasmissione radiofonica di Radio 24 La Zanzara – aveva detto: “Se sei un extraterrestre che atterro in Italia ed entri in una bellissima Chiesa cattolica e vedi uno attaccato, inchiodato a una croce che sanguina, dei bambini nudi che volano, San Bernardo tolta la pelle… Io credo che un club sadomaso non sia così all’avanguardia”. Continua dopo la foto



 


Intervistato da Repubblica, Toscani si dice profondamente offeso per la condanna: “Io sono credente, a modo mio. Sono religiosamente laico, ma soprattutto sono per la libertà di pensiero, di critica. Mi offende ritrovarmi condannato per vilipendio della religione e dei papi, quando ho fatto solo critiche estetiche o di scelte politiche, non certo in materia religiosa. Mi sembra assurdo essere paragonato ad un imam fondamentalista io che sono un libertario. La verità è che noi in Italia non siamo ancora un paese laico, anzi siamo tornati indietro di decenni. Ma non mi arrendo: farò ricorso con la mia avvocata Caterina Malavenda, mi rivolgerò alla Corte Costituzionale anche alla Corte europea. In nome della libertà di opinione, perché così non si può andare avanti”.

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