Le lacrime di chi sotto le macerie ha perso tutto, l’orrore dei soccorritori che scavano a mani nude alla ricerca di sopravvissuti. Il dramma raccontato attraverso i tanti volti che si intrecciano in quelle strade spazzate via dal terremoto


 

Ci sono le lacrime, ci sono sempre le lacrime. Quelle di chi ha perso un amico, un parente, sotto quella terra maledetta che ha iniziato a tremare nel cuore della notte, quando le luci erano spente e i corpi inermi, addormentati. Quelle di chi è corso in strada e li è rimasto, spaventato, in attesa che quelle scosse terminassero, che tornasse il silenzio. E quelle dei soccorritori che scavano ancora disperati alla ricerca di sopravvissuti, sapendo che la speranza è poca e l’orrore si nasconde dietro ogni sasso, ogni mattone.

Quei volti segnati dal pianto, disperati, increduli, sono le istantanee più forti di questa ennesima tragedia senza spiegazione che ha colpito al cuore l’Italia.

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Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Tutto è successo poco dopo le 3 e mezza del mattino, quando migliaia di persone, buttate giù dal letto di colpo, hanno iniziato ad affollare i siti delle principali testate per capire cosa stesse succedendo, dove. Epicentro a Perugia, si leggeva inizialmente. No Rieti, per la precisione Accumoli, della quale ora restano soltanto le macerie.

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Tante le storie che si sono intrecciate in queste ore drammatiche, provenienti dalle zone colpite. “Si sentono le urla della mamma e di uno dei bimbi” spiegava il fotografo Emiliano Grillotti proprio ad Accumoli, dove una famiglia era rimasta intrappolata sotto il proprio tetto. Non ce l’ha fatta nessuno, nonostante il disperato tentativo di estrarli a mani nude.

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73 in totale i corpi già recuperati. Ma il bilancio pare destinato a salire ancora. Una nonna ha salvato i nipotini facendoli nascondere con lei, stretti stretti, sotto il letto. Il marito non ce l’ha fatta. Un volontario è stato ripreso mentre confortava un’anziana intrappolata, la rassicurava, le mostrava la mano dall’alto per confortarla. Piccole esistenze che si muovono lì dove niente sembra avere più un senso. “Amatrice non c’è più” la prima testimonianza del sindaco del luogo, Sergio Pirozzi. Nella sua spaurita rassegnazione, nel suo romanaccio sincero e spaurito c’è l’incapacità di descrivere una tragedia troppo grande, che soltanto le lacrime possono spiegare.

“Sono il sindaco di un paese che non c’è più, sento i miei cittadini urlare sotto le macerie”. Parole, strozzate dalle lacrime ma anche piene di rabbia del primo cittadino di Amatrice, devastata dal terremoto di stanotte. Il video dell’intervista

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