Cieca e inchiodata su una sedia a rotelle, Mariangela abbandonata dallo Stato. Ma Paragone annuncia: “Il caso è in via di soluzione”


“La grande sensibilità del presidente dell’INPS Tridico e del ministro Nunzia Catalfo ci consente di dirvi che le ingiustizie di questa vecchissima storia che nessuno prima aveva affrontato finalmente saranno risolte!!!”. Un post a metà tra la soddisfazione e la liberazione quello di Gianluigi Paragone, il senatore del Movimento Cinque stelle che aveva sollevato il caso di Concettina Aquilante, mamma coraggio che da 4 anni lotta contro il mostro della burocrazia per sua figlia. Come lei, tante in Italia: vittime di un destino che guarda di traverso e costrette a sperimentare il senso di abbandono dello Stato.

Ed è sempre il senatore Paragone, nel video che trovate più in basso, a tornare sulla battaglia della signora Concettina, raggiunta da lui al telefono. Il presidente dell’Inps ha poi chiamato la signora rassicurandola che risolverà la questione. Dalla nascita, Concettina Aquilante accudisce la figlia Mariangela. Inchiodata su una sedia a rotelle per colpa di una malattia che non ha consentito al sistema nervoso di svilupparsi: non parla, non vede, deve essere imboccata, accudita ogni istante del giorno e della notte. Per una omessa dichiarazione dei redditi della ragazza (“come se mia glia potesse avere altre entrate…”) lo Stato si è ripreso l’assegno di invalidità del 2011, malgrado la situazione sia stata sanata. Continua dopo la foto








“Per il 2011 mi hanno detto che ero fuori tempo massimo” racconta mamma Concettina a Primonumero.it , impotente e straziata da questa vicenda che le toglie il sonno. E la vita. L’Inps le ha prima intimato di restituire diverse mensilità di pensione, poi quel denaro gliel’ha prelevato direttamente. Si è ripreso tutto l’assegno di invalidità della glia. “Come si fa con gli evasori, come si fa coi criminali”. Criminali che non hanno i tratti provati di Concettina, che a quella pensione a diritto. Continua dopo la foto





Un intrico di leggi, atti amministrativi, impegni disattesi. La sintesi: nel 2010 è cambiato un codicillo della norma per l’acceso alla invalidità civile, cui Mariangela ha diritto insieme con altri assegni, vista la forma gravissima di disabilità da cui è affetta. Lo Stato ha richiesto la dichiarazione dei redditi della ragazza, ma Concettina quella richiesta non l’ha mai ricevuta. “Non lo sapevo, non ho avuto alcun avviso”. Ha ricevuto direttamente la difda per le annualità 2011 e 2012. E ha sanato subito la situazione tramite il Caf. Un ritardo dovuto alla morte del papà del commercialista è stato fatale. Continua dopo la foto


 


“Per il 2012 la situazione è stata rimessa a posto, ma per il 2011 no. Mi hanno detto che ero fuori tempo massimo”. Poi un lungo susseguirsi di promesse con la garanzia di risolvere la situazione. Il direttore di Campobasso, dove Concettina Aquilante era andata portando con sé la glia, prova inconfutabile di una totale assenza di autonomia, dopo averla incontrata ha ordinato “davanti a me” di sanare tutto e in fretta. “E’ successo l’8 maggio del 2017, non lo dimenticherò mai. Il direttore ha chiamato la responsabile dell’ufficio competente, le ha detto di trovare le coperture e di mettere a posto tutto. E mi rassicurata, sostenendo che non dovevo più preoccuparmi”. E invece. Tante parole, ma quello che conta alla ne è stato il prelievo forzoso sulla pensione di invalidità di 7.500 euro, che un po’ alla volta lo Stato si è ripreso. Sono passati due anni e la battaglia di Concettina sta andando avanti, la soluzione non è ancora arrivata ma si inizia a vedere la fine del tunnel. Grazia a un rinnovato senso di giustizia. Alla politica, quella buona.

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