Era il 2013 quando Carolina decise di togliersi la vita dopo un video vergognoso di alcuni bulli. Ora, a distanza di 3 anni, a parlare pubblicamente è il padre: “Ecco cosa dovrebbero fare quei ragazzi, adesso e per il resto della loro vita”


Sono passati più di tre anni da quella tragica notte in cui Carolina Picchio, una 14enne, si è lanciata dalla finestra della casa del padre al terzo piano. La giovane è stata vittima di cyberbullismo. Sei minorenni e un maggiorenne di Novara un giorno di dicembre 2012 la fecero bere fino a renderla incosciente riprendendola con il telefonino mentre vomitava, e mentre i suoi carnefici si esibivano in uno spettacolo a sfondo sessuale.

Il video è stato messo in rete, totalizzando nel giro di pochi istanti più di duemila visualizzazioni. Ora però a parlare è il papà di Carolina e lo fa tramite una intervista rilasciata al Corriere della Sera.

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“Se la giustizia fosse davvero giusta questi ragazzi dovrebbero andare nelle scuole per anni a spiegare quanto male hanno fatto con i loro video, i loro messaggi, le loro parole. Questo per me vuol dire metterli alla prova. Io non urlo, non chiedo galera vita o punizioni esemplari. Ma pretendo che almeno capiscano fino in fondo la gravità del loro comportamento. Che almeno spieghino ai ragazzini quanti rischi e quali mostri può creare Internet”.

Il papà di Carolina, poi, con le lacrime agli occhi, ripercorre gli istanti di quella tragica notte. “Alle tre del mattino chiamarono i carabinieri. Una voce mi chiese: lei è il papà di Carolina Picchio? Sì, gli ho risposto. Dov’è sua figlia? E io: sta dormendo in camera sua”. Carolina quella notte decise di farla finita. Qualcuno parcheggiando la macchina la vede e chiama i soccorsi. Inutili i tentativi di riportarla in vita. La ragazza è stata uccisa dai suoi aguzzini. Prima di andarsene un ultimo messaggio lasciato alla famiglia. “Volevo solo dare un ultimo saluto. Perché questo? Beh, il bullismo, tutto qui. Le parole fanno più male delle botte, cavolo se fanno male. Poi riferendosi ai bulli: “A voi cosa viene in tasca oltre a farmi soffrire?. Grazie per il vostro bullismo ragazzi, ottimo lavoro”.

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Per quanto riguarda la vicenda giudiziaria dei cyberbulli, un ragazzo all’epoca dei fatti maggiorenne ha patteggiato la pena, uno aveva meno di 14 anni quindi non era imputabile, gli altri tutti minorenni sono finiti davanti al Tribunale dei Minori con la pena dai 15 ai 27 mesi di messa alla prova. Il fidanzatino di Carolina, uno degli autori del video, l’anno scorso è rimasto paralizzato dopo un tuffo al mare finendo su una sedia a rotelle. Il padre di Carolina si sofferma sui messaggi che questi ragazzi si scambiavano dopo la morte della ragazza: “Hai sentito che Carolina s’è ammazzata? Sì, ho sentito. Quasi quasi vado all’obitorio a vedere per l’ultima volta quella faccia di m..”. Parole che fanno male, sopratutto per un genitore che ha perso una figlia.

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