Valentina Milluzzo, a tre anni dalla morte ecco un nuovo test medico


Concorso in omicidio plurimo. Questa l’accusa che pende su sette medici dell’ospedale Cannizzaro di Catania per la morte di Valentina Milluzzo e dei due gemelli che portava in grembo. Era il 16 ottobre di tre anni fa quando la 32enne, incinta di cinque mesi, perse la vita per una violenta sepsi che mise a rischio la sua vita, oltre alla gravidanza che stava portando avanti. La famiglia della donna non si è mai arresa, e ancora oggi chiede sia fatta giustizia.

I genitori della donna puntano ancora il dito contro i medici dell’ospedale siciliano. Valentina Milluzzo arrivò in ospedale il 29 settembre 2016 con una gravissima setticemia, rimanendo ricoverata per ben 17 giorni nel reparto ginecologia; pochi giorni prima della sua morte Valentina aveva già perso, a causa di questa infezione, uno dei due gemellini che portava in grembo. E, stando a quanto denunciato dai parenti, proprio perché l’altro bambino era ancora vivo, al Cannizzaro si sarebbero tutti rifiutati di far terminare alla donna la gravidanza. Continua dopo la foto








 

Le parole di Salvatore e Giusi Millazzo, i genitori di Valentina, rilasciate al Corriere della Sera, non lasciano dubbi: non operarono loro figlia perché in reparto “dissero tutti di essere obiettori di coscienza”. La donna si sarebbe potuta salvare, magari in un altro ospedale. Oltre al dolore per la perdita di Valentina, Giusi e Salvatore ricordano i giorni passati in reparto: proprio il papà di Valentina ha ancora impresse le parole della figlia: “«Mamma sto morendo». E – prosegue l’uomo – ricordo le parole del medico di turno: «Fino a quando sento battere i cuoricini non posso intervenire perché sono obiettore»”. Per Salvatore Millazzo i membri della sua famiglia sono “vittime di ignoranza e negligenza”. Continua dopo la foto






Il personale medico dell’ospedale di Catania respinge tutte le accuse: il professor Paolo Scollo, primario del Cannizzaro, infatti spiega che, per la morte di Valentina Milluzzo, «il fatto che siamo obiettori non significa niente. Abbiamo un collega esterno che chiamiamo per le interruzioni di gravidanza. E non esiste lista d’attesa: zero giorni. Tutto documentato. Valentina – ribadisce Scollo – purtroppo è deceduta per una sepsi che l’ha consumata in 12 ore e che non siamo riusciti a bloccare, come dimostreremo in aula». Continua dopo la foto



Ma in contrapposizione a quanto affermato dal primario, è comparso un misterioso test clinico: secondo Salvatore Millazzo infatti i dottori del Cannizzaro “hanno nascosto i risultati di un esame, il cosiddetto tampone, fatto due giorni prima della morte. Prova che l’infezione era individuata, che bisognava intervenire. Sparito. Poi ritrovato perché un’anima buona l’ha inviato in modo anonimo all’avvocato. Frattanto era comparso un nuovo esame fatto secondo il referto alle 14 del 15 ottobre, il giorno prima del decesso, con esito perfetto, prova che la sepsi non ci fosse. Ma a quell’ora eravamo con nostra figlia e nessuno fece il prelievo. Una bugia”.

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