“Lucido e consapevole”. Poliziotti uccisi a Trieste: la scoperta su Alejandro, l’assassino di Matteo e Pierluigi


Fiaccolata senza bandiere per i poliziotti barbaramente uccisi a Trieste. È l’iniziativa organizzata dal Siulp di Roma e Lazio con l’adesione della Fns Cisl Roma e Lazio e con la partecipazione della segreteria nazionale Siulp. Si è svolta domenica 6 ottobre alle 18,30 davanti alla Questura di Roma aperta a tutti i colleghi, in onore di Pierluigi e Matteo. “Celebriamo la memoria di queste vite sacrificate per la lotta al criminalità come in un tempio dove il dolore ritorna col suo appuntamento tragico, e vogliamo indicare con forza alla collettività, come esse traccino la via maestra verso la legalità e la giustizia, senza le quali nessuno sviluppo umano è possibile”, sottolinea il Siulp di Roma e Lazio.

“Due di noi – prosegue la nota – che a casa non ci sono più tornati, ci lasciano in silenzio, in un vortice di sentimenti, sospesi, prima di lasciarsi andare allo schianto inevitabile delle parole. Troppe parole frettolose, sono già scappate, forse in alcuni casi ha vinto la rabbia, in altri forse la superficialità ma non importa. Quello che conta oggi è che quel sacrificio unisca tutti e rafforzi il senso di appartenenza alla Polizia di Stato di ognuno indistintamente, in questa missione continua contro ogni forma di illegalità, e che quelle morti si imprimano nella coscienza civile finché non saranno sconfitte le espressioni cruente e barbariche della criminalità, che ci hanno tolto Pierluigi e Matteo”. (Continua a leggere dopo la foto)







A sparare e uccidere i due poliziotti, l’agente Pierluigi Rotta, di 34 anni, l’agente scelto Matteo Demenego, di 31 anni è stato Alejandro Stephan Meran, affetto da problemi psichici, che era stato portato in Questura, dopo essere stato fermato per una rapina. Accompagnato in bagno, all’uscita ha sfilato la pistola a uno dei due poliziotti e ha iniziato a sparare a bruciapelo contro gli agenti. Il pubblico ministero di turno sta interrogando il fratello dell’assassino. (Continua a leggere dopo la foto)




Per circa un anno (dal maggio 2017 all’agosto 2018) i due fratelli dominicani hanno vissuto a Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno. Entrambi lavoravano per una grossa ditta di spedizioni e abitavano in un appartamento della frazione di Pian di Vedoia. Ora, dopo la sparatoria in questura a Trieste, di Alejandro emerge un passato violento. Passava le sue giornate ad allenarsi in casa con la musica a tutto volume. “Era grande e molto muscoloso, face­va paura”, dicono i vicini, “Ci minacciava, era violento. Aveva un carattere molto aggressivo”.

“Alejandro Augusto era una per­sona che era meglio evitare”, spiega qualcuno al Gazzettino, “Anche perché era grosso, alto uno e novanta circa, e si capiva bene che aveva anche grandi problemi psichici. Non potevi dirgli niente. Anche se non facevano la loro parte nelle pulizie nell’edificio, non si pote­va proprio dire nulla, perché lui faceva paura. Eravamo disperati. Sono persone che arrivano da paesi di violenza e se la portano dietro. Alla fine, fortunatamente, se ne sono andati. Ci avevano det­to verso la Germania”.

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I due, invece, si erano trasferiti a Triste, dove venerdì 4 ottobre Alejandro ha freddato Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Gli inquirenti non hanno dubbi sulla «lucida aggressività» che ha caratterizzato l’ azione. Era lucido e consapevole si legge nel decreto di fermo firmato dal pm Federica Riolino. Lucido mentre puntava gli agenti dopo avere scaricato almeno 16 colpi (mentre gli agenti ne hanno esplosi 6 per fermarlo). ”Aveva familiarità con le armi”, si legge nell’ordinanza.

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