Delitto di Sara Di Pietrantonio, c’è una nuova scioccante rivelazione sulla tragedia che ha sconvolto l’Italia intera. Un’importante scoperta che apre scenari inquietanti. Sara si sarebbe potuta salvare, se solo…


 

Una settimana prima dell’omicidio e precisamente la notte tra il 22 e il 23 maggio Sara Di Pietrantonio era stata aggredita e strattonata dal suo ex fidanzato Vincenzo Paduano, reo confesso dell’omicidio. È quanto ha raccontato lo stesso giovane agli inquirenti, in base a quanto scrive il gip nell’ordinanza di convalida del fermo e applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. Paduano ha poi descritto “quanto accaduto la settimana precedente” quando “non ricevendo risposta da Sara ai suoi messaggi, l’aveva raggiunta trovandola in compagnia” del nuovo fidanzato e, “con forza, strattonandola per un braccio l’aveva costretta a parlare con lui, fatto che, come dichiaratogli dalla stessa Sara, le aveva generato uno stato di agitazione”.

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Avendo assistito a un bacio fra Sara e il suo nuovo fidanzato, Il 27enne “aveva assicurato che, in qualche modo, gliela avrebbe fatta pagare”. Il particolare è emerso dal racconto di un’amica della vittima, che ha anche riferito che Sara “aveva di recente cambiato password di accesso a Facebook augurandosi che Vincenzo, esperto di informatica, non riuscisse ad azzeccare anche quella”.

Confidandosi con la madre poche ore prima del delitto, Sara avrebbe detto: “Vincenzo sta soffrendo ed è una brava persona”. La sera del 28 maggio Paduano si era recato a casa della 22enne. Subito dopo l’incontro la donna aveva parlato con Sara e si era complimentata con la figlia per “la pazienza e la maturità dimostrata nell’affrontare il suo ex fidanzato”. La giovane a quel punto aveva risposto che “Vincenzo stava soffrendo ed era una brava persona”.

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“Sono un mostro, ho perso la testa”. Sono alcune delle espressioni usate da Paduano durante l’interrogatorio davanti ai magistrati e agli investigatori, in base a quanto scrive il gip. “Non l’ho aggredita – afferma Paduano – Sara è scappata dalla macchina perché avevo già aperto la bottiglietta e l’avevo versata in macchina. Io le sono corso dietro. Non ho usato l’accendino. Non l’ho fatto apposta. Non era mia intenzione. Abbiamo litigato. Non ho capito niente. Volevo spaventarla. Sono un mostro”. Poi prosegue: “Ho perso la testa. Non ci sarebbe motivo valido e non riesco a trovarne uno. Ho perso la testa e basta. Avrei preferito esserci io al suo posto. La macchina era già accesa, gli davo fuoco io con l’accendino. Avevo versato tutto l’alcol in macchina ma Sara si era sporcata. Non ho colpito Sara. Sono scappato, mi vergognavo. Ho acceso una sigaretta, eravamo vicini, stavamo continuando a discutere, c’è stata una fiammata. Me ne sono andato. Mi vergognavo”.

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Nel frattempo gli investigatori ipotizzano che non solo alcol, ma anche un’altra sostanza infiammabile potrebbe essere stata in possesso di Paduano. A loro il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Maria Gabriella Fassi hanno dato una serie di indicazioni sottolineando, tra l’altro, che appare improbabile che l’assassino abbia avuto con sé soltanto una bottiglietta di alcol adoperata poi per incendiare l’automobile e dare fuoco alla ex fidanzata.

Agli investigatori i pubblici ministeri hanno affidato oltre alla verifica della loro ipotesi di ricostruire i movimenti del giovane la sera del delitto e come già si è detto trovare una conferma all’ultima ipotesi investigativa.

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Proseguono intanto altri accertamenti ed esami tecnici che riguardano l’autopsia, in particolare esami del sangue e dei polmoni della vittima per stabilire se quando le fu dato fuoco fosse o meno già morta. Mentre al fascicolo sono state allegate le testimonianze relative alle minacce attraverso sms o mail che Paduano indirizzò alla ex fidanzata. Verifiche poi sono in corso per stabilire con certezza se contestare all’assassino la premeditazione che per il momento è stata esclusa dal gip.

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