Caso Loris, l’ultima richiesta di Veronica Panarello: ”Deve avere il coraggio di farlo. È arrivato il momento della verità”


 

“Voglio guardarlo in faccia mentre mi dice che non ha ucciso mio figlio” e che “non abbiamo avuto una relazione”. Sono le richieste di Veronica Panarello, mamma di Loris Stival, il bimbo di otto anni trovato morto nel novembre 2014 a Santa Croce Camerina (Ragusa), depositate dal suo avvocato per un incontro o, meglio, un confronto in stile americano tra lei e il suocero Andrea Stival.

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Veronica Panarello è pronta ad andare fino in fondo. Come riporta il quotidiano La Sicilia, la Panarello – detenuta a Catania per l’omicidio del piccolo Loris – ha chiesto attraverso il suo legale un confronto all’americana, viso a viso, con il suocero, Andrea Stival, che lei considera l’autore materiale del delitto. 

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Ritengo che il confronto fra i due a questo punto sia utile, se non indispensabile, al raggiungimento della verità”, ha dichiarato l’avvocato Villardita in merito alla richiesta fatta dalla sua assistita, ma non sarebbe dello stesso avvisto il sostituto procuratore Rota che, pur riservandosi di “valutare l’istanza della difesa” della Panarello, secondo fonti vicine alla Procura riportate dal quotidiano, sarebbe propenso per il no, a non autorizzare il confronto suocero-nuora in quanto atto inutile.

“Andrea Stival non ha nulla da nascondere e ha sempre ripetuto la verità sempre, davanti a chiunque. Mi andrebbe al faccia a faccia con la nuora? Tragga lei la conclusione…”, ha detto a La Sicilia, Francesco Biazzo, difensore di Andrea Stival.

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“Ho una relazione extraconiugale con mio suocero –  aveva raccontato Veronica avvenuto il 19 febbraio. – sin da quando mia cognata Jessica Stival, a seguito di una lite con il padre, è andata via di casa e lui è rimasto da solo. Mio suocero cominciò a frequentare casa mia con assiduità verso maggio 2014, soprattutto nelle ore di pranzo e cena. Presto mio suocero iniziò ad avere un atteggiamento di attenzione verso di me; mi faceva dei complimenti relativi al mio fisico, anche nelle occasioni in cui ci recavamo al mare, seppur in compagnia di mio marito e della compagna dell’epoca, ma non in loro presenza; mi rendeva partecipe della sue faccende, chiedeva che dovevo essere io a recarmi in casa sua per effettuare le pulizie (…)”.

Durante l’interrogatorio poi Veronica ha ripercorso con freddezza i drammatici momenti dell’omicidio del piccolo Loris: “Andrea e Loris erano in cameretta. Il bambino ripeteva che avrebbe chiamato papà e glielo avrebbe detto. Loris era agitato e mio suocero mi disse di prendere qualcosa per tenerlo fermo. Andai nello sgabuzzino, prelevai la prima cosa che vidi: le fascette. Ne prelevai una o due e le porta in cameretta e mentre mio suocero teneva Loris per le spalle unendogli i polsi, io li bloccai con una fascetta, Loris scalciava ma senza gridare (…)”.

 

“Loris è stato strangolato, ma su abusi non ci sono conferme”