”Ecco cosa mi faceva tutti i giorni Raimondo Caputo”. Caivano, dal racconto dell’amichetta di Fortuna emergono dettagli sempre più agghiaccianti sul presunto assassino della piccola, ora in carcere


 

Caivano, su ‘Chi l’ha Visto?’, la trasmissione condotta da Federica Sciarelli andata in onda ieri sera, ancora confessioni agghiaccianti dell’amichetta di Fortuna Loffredo, la bimba uccisa all’età di 6 anni il 24 giugno 2014. L’amichetta è la figlia oggi 11enne di Marianna Fabozzi, accusata di concorso in abusi sessuali e compagna di Raimondo Caputo, il presunto assassino della piccola Fortuna.

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”Mi violentava tutti i giorni”. Queste le parole choc della ragazzina, contenute nell’ordinanza del gip che ha disposto l’arresto di Titò e lette ieri sera durante la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’. Quando sono stati scoperti gli abusi da parte del patrigno, la bambina è stata sottratta alla famiglia con le sorelline e ora si trova in una struttura per minori, dove è avvenuto il colloquio – fondamentale per la svolta nell’inchiesta – con il pm titolare del fascicolo e la psicologa.

La testimonianza dell’amichetta di Chicca – così chiamava Fortuna – è stata la chiave di volta delle indagini. Fondamentale per l’arresto del 44enne, vicino di casa di Fortuna. L’11enne ha ricostruito di fronte al pm gli ultimi momenti di vita di Chicca, precipitata dal terrazzo del palazzone del Parco Verde di Caivano, rivelando agli inquirenti come Titò le avesse confessato, durante uno degli abusi che subiva ogni giorno, di aver ucciso Fortuna: ”L’ho uccisa io”, le avrebbe detto mentre la violentava.

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E proprio la presenza della piccola Fortuna, quel giorno maledetto, nella casa al settimo piano della palazzina dove si trovavano Caputo, la compagna e le tre sorelline, sarebbe il ‘segreto’ di cui madre e figlia parlano durante le intercettazioni rilevate nel palazzo: ”E se Chicca porta spia?”, chiede alla mamma la piccola – convinta che Chicca, ferita, si trovi in ospedale – quando la donna si raccomanda di non parlare di lei in casa. ”Chicca è morta”, le risponde secca la mamma. In un’altra intercettazione ambientale nel palazzo è sempre la bambina a dire, terrorizzata: ”Se andavo pure io mi uccideva pure a me”. L’amichetta è stata ritenuta una testimone attendibile dagli inquirenti e dai consulenti della Procura che l’hanno valutata e il suo racconto ha determinato l’accusa per Caputo, ora in carcere con l’accusa di omicidio e violenza sessuale. ”Finalmente ho detto la verità, sono più felice, lui deve pagare per quello che ho fatto”, ha scritto l’amichetta di Fortuna dopo il colloquio col pm.

 

”Avrebbe ucciso pure me…”. Emergono altri dettagli choc dall’intercettazione sulla morte della piccola Fortuna. A parlare è un’altra bambina