Ricordate Rudy Guede? È il ragazzo condannato per l’omicidio di Meredith Kercher. Oggi è in carcere e racconta la sua condizione. Da dietro le sbarre guarda avanti e a luglio ci sarà un’importante novità sul suo futuro


 

Un primo maggio molto particolare per Rudy Hermann Guede il ragazzo di 29 anni in carcere per concorso in omicidio, nelle vicenda riguardante il delitto di Meredith Kercher. Oggi dopo otto anni di detenzione, e altri 8 da scontare, Guede affida alla sua pagina Facebook la sua personale visione del mondo al di là delle sbarre. Un dentro e un fuori che si mescolano, ma che rimangono profondamente separati. Rudy a luglio si laurea e guarda al futuro, un domani che dopo quel 1 novembre del 2007 non sarà mai più lo stesso.

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Un lungo post, in cui attraverso un flusso di coscienza racconta di sé e di questa nuova vita che sta conducendo, lontano, lontanissimo dalla madre, ad esempio, che non vede dal 1998. E i ricordi assumono un altro peso, rispetto a quelli di chiunque legga il suo messaggio. In carcere, racconta Guede il tempo è un concetto molto labile, quasi inesistente e così anche lo spazio che assume una dimensione rarefatta. 

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Nel giorno della Festa dei lavoratori Rudy, raccontando che in carcere “si lavora e condivide innanzitutto una condizione lavorativa”, senza che esistano barriere tra chi si trova nell’Istituto penitenziario perché ha commesso un reato e chi invece svolge la sua attività lavorativa. “Detenuti, personale e polizia. Tutti viviamo in uno stesso spazio che crea una condizione condivisa all’interno della quale si sviluppano procedure e differenze”, scrive Rudy. Un dimensione, pertanto, in cui le diversità sono molto sottili e dove la discrepanza – sostanziale – è che c’è chi rimane, e chi invece torna a casa dai propri cari. E come si vive in carcere, nello specifico in quello di Viterbo, è proprio Guede a raccontarlo: “Anche il detenuto lavora. Perché in carcere non ci si sta “a gratis” come molti ancora credono. E il lavoro in carcere non è solo un valore e un fondamentale mezzo di reinserimento, ma anche necessità. E non sempre si riesce a lavorare.” 

Ma Rudy Guede, come ogni ragazzo della sua età, guarda avanti e annuncia che a luglio si laureerà: “Lavoro anche, perché i libri su cui studiare costano. E ho potuto farlo grazie alle mie forze. Grazie anche al lavoro del personale amministrativo volontario e delle associazioni.” 

E conclude il suo post con un ringraziamento: “Grazie al lavoro del Direttore, e degli uomini e delle donne della polizia penitenziaria. Grazie alla solidarietà degli altri detenuti che condividono con me questa fase dolorosa della nostra vita. A loro va il mio pensiero, il Primo Maggio. E a tutti il mio augurio di buona Festa dei Lavoratori e buon Maggio!”

Di seguito il post integrale

 

 

È bufera dopo l’intervista televisiva rilasciata da Rudy Guede. A parlare è adesso Raffaele Sollecito, uno degli indagati, che è stato assolto. Ecco cosa sta succedendo…