“10 anni di vita”. Raffaele Sollecito, la sua verità sul delitto Meredith


Raffaele Sollecito torna a parlare in una lunga intervista concessa in esclusiva alle telecamere di Crime+Investigation (canale 119 di Sky) per il documentario dal titolo Raffaele Sollecito, in onda domenica 28 aprile 2019 alle 22.00 e disponibile anche su Sky on demand. In un viaggio tra passato e presente, attraverso le testimonianze di Raffaele, di suo padre e di Francesco Maresca, l’avvocato di parte civile della famiglia Kercher, e di immagini inedite, il documentario ricostruisce uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni, i suoi punti oscuri, le sue contraddizioni.

Tutto ha inizio una notte di novembre del 2007, quando viene uccisa a Perugia la studentessa inglese Meredith Kercher: vengono indagati per l’omicidio Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Condannati in primo grado, poi assolti, poi nuovamente condannati, i due verranno definitivamente assolti dalla Cassazione nel 2015 per non aver commesso il fatto. Continua dopo la foto



Raffaele descrive il periodo di fidanzamento con Amanda, il giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Meredith, l’arresto, il processo di primo grado, dove l’attenzione è rivolta verso la Knox: “Recitava un personaggio importante – ricorda l’avvocato Maresca. Ammiccava, sorrideva, cambiava look. Si metteva a piangere, rideva. Era una vera e propria attrice che ha usato l’aula di giustizia per diventare quello che è poi diventata. Raffaele Sollecito è l’imputato di rimbalzo”. Continua dopo la foto


“Non venivo preso in considerazione. – commenta Sollecito. Mai. Nemmeno un secondo. Non mi veniva mai fatta una domanda. Sono stato ignorato per tutto il processo. Ascoltavo e basta”. Le prove raccolte giocano a sfavore dei due. Sollecito è inoltre un appassionato di coltelli: e questo non aiuta la sua posizione processuale. I due giovani vengono entrambi condannati. Si ricorre in appello. E le cose vanno diversamente. Continua dopo la foto


 


“Il clima fra primo e secondo grado cambia radicalmente – afferma Maresca. Avevamo avuto una Corte d’Assise preparatissima. La corte d’appello d’Assise era formata invece da giudici che non avevano mai svolto attività di udienza penale. Tutto il processo è stato differenziato dalle forze in campo: la famiglia di Meredith, di classe media, era impegnata nel lavoro; i due imputati, viceversa, schierarono in campo una presenza continua dei familiari in aula”. Nuove perizie sulle prove finiscono per scagionare Amanda e Raffaele. Arriva l’assoluzione per entrambi gli imputati. Sollecito ricorda: “Io ero forse l’unico triste, ma non per la sentenza. Perché sapevo quello che mi sarebbe capitato dopo. Avevo già capito che lì fuori mi aspettava un mondo totalmente diverso da quello che conoscevo”. Infatti la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica ritiene Raffaele e Amanda ancora colpevoli.

“Nell’immaginario collettivo – sottolinea l’avvocato della famiglia Kercher – la posizione di Sollecito non è stata recuperata neanche dopo l’assoluzione. Per il pensiero dell’uomo della strada Sollecito era e rimane colpevole”.
Dopo una nuova condanna da parte del tribunale di Firenze, la Cassazione decide con sentenza definitiva l’assoluzione di Amanda e Raffaele per non aver commesso il fatto: “Ho la certezza che mi hanno rubato dieci anni di vita. Mi sono dovuto arrabattare, tirare su le maniche, inventarmi”.
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