“Una miseria, come faccio?” È arrivata la prima busta arancione dell’Inps ed è già disperazione. È lei a raccontare tutto: cosa c’è scritto e, soprattutto, quanto


 

“Mi è arrivata il giorno del compleanno del mio figliolo. A lui non ho detto nulla, non gli volevo rovinare la festa. Ma a me la giornata l’ha guastata”. A parlare è una donna, Roberta Ciofi, di 53 anni. Nella cassetta della posta ha trovato la busta arancione dell’Inps, che le ha rivelato quando sarebbe andata in pensione e quanto avrebbe preso. Il suo racconto ha fatto il giro del web.

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Come riportato in un’intervista rilasciata sulle pagine del Corriere della Sera, la donna era operaio della fabbrica di scarpe Balducci di Montecatini. Poi la crisi e la chiusura. “Mio marito si è deciso a vendere la macchina -spiega – Altrimenti non ce la si fa. E già avevamo tagliato il riscaldamento a casa, passando al pellet per risparmiare un po’. Poi dici che l’economia non gira”.


 

L’arrivo della lettera non le è stato troppo di conforto: “Qui dice che io posso andare in pensione nel 2020 con 1.198 euro lordi al mese. Netti sono meno di mille. Oppure posso arrivare a 2.197 euro, sempre lordi, ma devo resistere fino al 2031. Ma quanto vogliono che lavori questi qui? Io ho cominciato che avevo 14 anni e mezzo. Senza contare che la fabbrica chiude e, anche volendo, chi mi si prende?”. Il suo stipendio, racconta sempre al Corriere della Sera, era di 1.400 netti.


“Prima guadagnavo meglio e i contributi li ho sempre pagati. Certo, se penso a mio figlio, che la pensione non la vedrà mai, non mi posso lamentare. Ecco, dovremo risparmiare anche per lui. Per il suo futuro. La busta arancione è comunque utile, perché la gente inizia ad aprire gli occhi. Ma è ovvio, delle conseguenze ci sono”.

 

A rischio i famosi 80 euro. Ecco perché non potremmo più vederli in busta paga