Caso Cucchi, clamorosi sviluppi: “I carabinieri diedero dati falsi”. Cosa sta succedendo


Ancora il tema delle annotazioni di servizio ‘sostituite’ è stato al centro dell’udienza di oggi del processo che vede cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano morto nell’ottobre 2009 in ospedale, una settimana dopo il suo arresto per droga. Secondo quanto riporta il quotidiano Open, Giovanni Musarò, il pm titolare del fascicolo di indagine sulla morte di Stefano Cucchi ha aperto il dibattimento di oggi con un nuovo deposito di atti.

I documenti sono relativi in particolare alle indagini interne fatte nel 2009 e, dice il pm, dimostrano che fin dal principio i dati furono falsati in modo che tutti gli elementi raccolti finissero per mettere sotto accusa gli agenti della penitenziaria che avevano portato il ragazzo in aula per la convalida del fermo. Il depistaggio, dice Musarò, sarebbe partito dopo le 15.38 del 26 ottobre 2009, cioè dopo le dichiarazioni di Luigi Manconi e Patrizio Gonnella riprese dall’Ansa che riprendevano le parole del padre di Stefano (l’uomo ha sempre detto che il ragazzo stava bene la sera della perquisizione e invece arrancava all’udienza di convalida).



Alle 16.46, un’ora dopo i fatti, viene chiesto dalla Compagnia Casilina al comando provinciale indicazione su come muoversi. Da li sarebbero state create annotazioni “mai date ai pm ma al ministro Angelino Alfano, che si è trovato a mentire a sua insaputa davanti al parlamento”: “L’appunto è stato mandato il 3 novembre – dice ancora Musarò – sulla base degli atti arrivati al comando provinciale”. “L’appunto che il ministro alla Giustizia Angelino Alfano legge il 3 novembre 2009 davanti al Senato per rispondere all’interrogazione parlamentare sulla morte di Stefano Cucchi, viene redatto sulla base di atti falsi preparati dal comando provinciale dei carabinieri di Roma. Paradossalmente il primo ad accusare implicitamente gli agenti della penitenziaria è il ministro responsabile della penitenziaria. Nonostante in quel momento il fascicolo della Procura fosse contro ignoti. In sostanza Alfano dichiara il falso al Senato sulla base di atti falsi”.


Le parole sono del pm Giovanni Musarò in aula nel processo bis sulla morte di Cucchi, sulla base di nuovi atti depositati alla Corte di assise di Roma, che vede imputati 5 carabinieri. “Si è giocata una partita truccata, in cui era già stato scelto un pollo da spennare, sulle spalle di una famiglia. Ora però qui, oltre al dolore della famiglia Cucchi, c’è in gioco l’intera credibilità di un sistema”, ha concluso il pm Musarò. Secondo quanto riporta il sito Open: “La tesi a cui lavora la procura – sostenuta dall’acquisizione di atti modificati o parziali redatti quella notte e da diverse iscrizioni al registro degli indagati – è che nomi anche importanti della scala gerarchica abbiano contribuito ad omettere o cancellare prove decisive lasciando così che la prima indagine si concentrasse sugli agenti della polizia penitenziaria, poi assolti. Al momento, è iscritto al registro degli indagati per falso Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma e dunque l’ufficiale che riferiva direttamente a Tomasone”. (Continua a leggere dopo la foto)


 

E ancora: “Secondo la testimonianza del tenente colonnello Antonio Cavallo, fu Casarsa che diede indicazione ai comandanti delle stazioni coinvolte di modificare le relazioni per eliminare ogni elemento che potesse far anche solo sospettare che qualcuno sapesse qualcosa o avesse segnalato situazioni anomale. Tomasone ha sempre dichiarato di non aver mai saputo nulla di quanto era accaduto a Cucchi ed ha a lungo sostenuto l’estraneità dell’intera Arma ai fatti”.

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