Marco Vannini, il ministro Trenta: “Con me Ciontoli non rientrerà nelle forze armate”


Fa discutere il caso di Marco Vannini, il ragazzo 21enne di Ladispoli morto ucciso da un colpo di pistola partito dalle mani di Antonio Ciontoli, il padre della fidanzata condannato in appello a cinque anni. Una sentenza che è arrivata come un macigno per i familiari di Marco e che la mamma, Marina Conte, si rifiuta di accettare. Il reato è stato infatti derubricato da omicidio volontario a omicidio colposo e a Ciontoli sono stati inflitti cinque anni di reclusione. In primo grado era stato condannato a quattordici anni di carcere. Per Maria Pezzillo, la moglie di Ciontoli e i figli Martina e Federico i giudici hanno invece confermato la condanna in primo grado a tre anni per omicidio colposo. Confermata l’assoluzione di Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli.

“Io sono una mamma che da 44 mesi si batte per avere giustizia per mio figlio. Continueremo la nostra battaglia giudiziaria”, ha detto mamma Marina ai microfoni di ‘Chi l’ha Visto?’, perché “mio figlio me l’hanno ammazzato un’altra volta”. Rabbia e dolore. E ora arriva l’annuncio del ministro della difesa, Elisabetta Trenta, che su Facebook fa sapere che non ci sarà nessun reintegro nelle forze armate per Ciontoli. (Continua dopo la foto)



“Sul caso dell’omicidio di Marco Vannini, non posso entrare nei meriti della sentenza giudiziaria, poiché esula dalle mie competenze e prerogative – ha scritto il ministro – ma una cosa la posso fare: il mio impegno, il mio massimo impegno, fin quando sarò io a guidare il Ministero della Difesa, affinché al signor Ciontoli non sia concesso il reintegro in Forza Armata. Ho già in questo senso dato disposizioni alle competenti articolazioni della Difesa”. “Colgo l’occasione per esprimere anche tutta la mia vicinanza ai cari e alla famiglia di Marco, in questo difficilissimo momento – ha concluso – Comprendo il vostro dolore, comprendo la vostra rabbia, ma sappiate che non siete soli”. (Continua dopo la foto)




Anche il ministro della giustizia Alfonso Bonafede è intervenuto sul caso. In particolare il ministro ha fatto riferimento a una frase pronunciata dal giudice al momento della lettura della sentenza verso i familiari del ragazzo morto quel maledetto 18 maggio 2015 mentre si trovava nella villetta dei Ciontoli a Ladispoli. Frase che ha creato “Se volete farvi una passeggiata a Perugia ditelo. Questa è un’interruzione di pubblico servizio ai sensi dell’articolo 340 del Codice penale nonché dell’articolo 343 (oltraggio a un magistrato in udienza, ndr)”, ha detto il giudice interrompendo la lettura del dispositivo rivolto alla mamma del 21enne che urlava “Vergogna!” e ai parenti. (Continua dopo le foto)

 


“Ho già spiegato che il ministro non può entrare nel merito delle decisioni dei giudici, ma ho visto il filmato di quando viene letto il dispositivo della sentenza – ha detto il ministro Bonafede – Voglio spiegare che un magistrato ha tutti gli strumenti idonei a far mantenere l’ordine dentro un’aula giudiziaria, ecco perché ritengo che sia inaccettabile, e sono indignato per questo, che un magistrato interrompa la lettura del dispositivo della sentenza per dire ‘Se volte andarvi a fare un giro a Perugia, ditelo’. Lo ritengo inaccettabile e come ministro della Giustizia ho attivato gli uffici perché vengano fatti tutti gli accertamenti del caso”, ha concluso.

Marco Vannini, il dolore di mamma Marina: “Sto malissimo, ma vado avanti per lui”