Bimbo ucciso a Cardito, il patrigno confessa: “La madre ha cercato di fermarmi”


Tony Essobti Badre, il 24enne accusato dell’omicidio di Giuseppe, 6 anni, e del ferimento della sorella Noemi, 8 anni, avvenuti domenica scorsa a Cardito, in provincia di Napoli, ha ammesso di aver colpito i figli della compagna anche con una scopa. Proprio come aveva detto subito la bambina, sopravvissuta alla violenza e subito ricoverata all’ospedale Santobono. È quanto emerge dall’udienza di convalida dell’arresto di Tony, che ha parlato davanti al gip del tribunale di Napoli Nord.

Nel primo interrogatorio, avvenuto martedì 29 gennaio in questura, il 24enne, assistito dall’avvocato Michele Coronella, aveva raccontato agli inquirenti di aver avuto una reazione incontrollata e di aver colpito i due bambini con schiaffi, pugni e calci, e specificato di non aver usato la scopa come ritenuto in un primo momento. “Li ho presi a calci e a pugni ma no, non ho usato nessuna mazza di scopa per colpirli. Poco prima per la rabbia ne avevo spezzata una, ma non l’ho mai usata contro di loro”, aveva detto il 24enne. (Continua dopo la foto)







Dopo cinque ore di interrogatorio, Tony era stato portato al carcere napoletano di Poggioreale e adesso, 24 ore dopo, ha ammesso davanti al magistrato di aver colpito Giuseppe e la sorella maggiore anche con una scopa, oltre che con calci e pungi. Ma questo non è l’unico dettaglio emerso. Secondo il racconto del 24enne, la sua compagna, mamma di Giuseppe e Noemi, avrebbe assistito al pestaggio e avrebbe anche cercato di impedirlo senza però riuscirci. Una dichiarazione importante, questa, anche perché la posizione della donna è ancora al vaglio degli inquirenti. (Continua dopo la foto)




“Volevo bene ai ragazzi come fossero miei – ha detto Tony Essobti Badre al magistrato -, ma quando hanno distrutto la cameretta, in particolare la sponda del letto acquistata con tanti sacrifici, ho perso la testa”. Il 24enne si è quindi addossato tutta la responsabilità delle percosse e dell’omicidio del piccolo Giuseppe. L’autopsia sul corpo del bambino verrà effettuata oggi, ma ci vorrà qualche giorno prima di conoscere i risultati. (Continua dopo la foto)


 


La piccola Noemi, la sorellina di Giuseppe anche lei massacrata dal patrigno ma ora fuori pericolo, sostiene che lui li picchiasse regolarmente e che il litigio sfociato in tragedia fosse iniziato già sabato sera. Anche per questo, secondo il Corriere della Sera, i bambini non volevano continuare a vivere sotto lo stesso tetto con lui. Quando la loro mamma aveva iniziato la convivenza con il 24enne, erano stati costretti a cambiare casa e scuola. “Facci restare qui, vogliamo rimanere con te, non vogliamo cambiare casa”, avrebbero ripetuto più volte i fratellini alla nonna.

“Perché ci picchiava?”. Le domande della sorellina Noemi che non sa che Giuseppe è morto

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it