“Sono tutti colpevoli”. Processo Vannini, il pm: “14 anni a tutta la famiglia”


Per chi conosce un po’ la vicenda dell’omicidio del giovane Marco Vannini, non potrà mai dimenticare gli occhi della mamma, in aula di giustizia, alla fine del processo di primo grado che ha visto condannato per omicidio volontario solo Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina Militare. Era il 18 aprile e sui banchi di quell’aula del palazzaccio c’erano anche la moglie e i figli, che videro derubricata l’imputazione in omicidio colposo e furono condannati a tre anni di reclusione ciascuno. Ci fu anche l’assoluzione – con la richiesta di conferma avanzata oggi dal Pg – di una quinta imputata, Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli, e processata per l’accusa di omissione di soccorso.

La mamma di Marco pianse quel 18 di aprile 2018. Pianse perché sapeva, in cuor suo che non era stata fatta giustizia. Per carità, la giurisprudenza è un’altra cosa che con il dolore c’entra poco. Tuttavia, oggi, la signora Marina, aveva un volto più disteso alla fine dell’arringa conclusiva del pubblico ministero durante il processo d’appello. 14 anni chiesti per Ciontoli, ma anche per la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico, responsabili, secondo l’accusa, del concorso dell’omicidio volontario di Marco Vannini, il giovane morto il 18 maggio 2015 a Ladispoli, vicino a Roma. (Continua dopo la foto)




Così il Pg Vincenzo Saveriano al processo d’appello nei confronti di Ciontoli e dei suoi familiari, davanti alla prima Corte d’Assise d’Appello; a fine gennaio, l’udienza nel corso della quale ci sarà l’intervento delle difese e la camera di consiglio che porterà alla sentenza d’appello. Secondo la ricostruzione dell’epoca, Marco Vannini si trovava in casa della fidanzata intento a farsi un bagno nella vasca, quando entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma. Fatto sta che partì un colpo che ferì gravemente il ragazzo. (Continua dopo la foto)




Di lì, secondo l’accusa, sarebbe partito un ritardo ‘consapevole’ nei soccorsi; le condizioni di Vannini si sarebbero aggravate, fino a provocarne la morte. “Questa vicenda – ha detto il Pg Saveriano – rappresenta un unicum nel panorama giurisprudenziale in tema di qualificazione giuridica del fatto. Quanto accaduto in quella casa non poteva non allarmare quei familiari. Marco chiedeva aiuto e veniva spostato per essere lavato e rivestito? Pensate un po’ la sofferenza. Eppure Ciontoli dichiara prima che la vittima era scivolata, poi che si era ferita con un pettine; invece era stato raggiunto da un proiettile”. (Continua dopo la foto)


 


Il rappresentante dell’accusa ha poi rappresentato il suo convincimento “del coinvolgimento di tutti i familiari in questo episodio. È stata un’azione concertata. Questi soggetti hanno perso il lume della ragione, e nessuno ha detto che era stato esploso un colpo d’arma da fuoco. Forse Marco si poteva salvare. Hanno accettato il rischio per non fare emergere un fatto che al capofamiglia avrebbe potuto creare dei problemi. Si è trattato di una condotta illecita lontana da una condotta standard”.

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