Mattia, morto in strada a 32 anni: la verità nelle telecamere di sorveglianza


Mattia Sau è morto a 32 anni. Nessun segno di violenza sul corpo. Gommista di Iglesias, era morto mentre scappava dai carabinieri. Il dato è emerso dall’autopsia effettuata oggi su richiesta del pm di turno, Emanuele Secci. L’uomo era stato segnalato mentre camminava in strada in stato confusionale: alla vista dei carabinieri era subito fuggito per poi essere rintracciato in viale Sant’Avendrace in pessime condizioni di salute. Soccorso dal 118, i medici avevano tentato di rianimarlo per più di mezz’ora, ma ogni sforzo si è rivelato inutile.

Alla vista dei carabinieri, il giovane era scappato: bloccato dopo un breve inseguimento, e constatate le sue precarie condizioni psico-fisiche, era stato soccorso dal 118. E proprio mentre i medici lo stavano visitando il suo cuore ha smesso di battere. Per oltre 30 minuti i sanitari hanno tentato di rianimarlo, ma è stato inutile. Serviranno gli esami istologici per capire le cause della morte improvvisa del 32enne. (Continua dopo la foto)




Un delle ipotesi potrebbe essere legata a un infarto. L’età media delle persone colpite da infarto negli ultimi anni si è abbassata notevolmente, il dato infatti, scende dai 64 ai 60 anni di età. Tuttavia, la casistica degli under 50 vittime di attacco di cuore è sempre più ampia. L’infarto è una di quelle malattie che colpisce senza troppi preavvisi, o meglio, bisogna essere bravi ad anticiparne i sintomi, magari anche con una prevenzione mirata. (Continua dopo la foto)



In Italia sono decine di migliaia le persone che ogni anno muoiono per infarto miocardico acuto. Le placche ateromasiche si formano precocemente, soprattutto con l’avanzare dell’età, aumentando progressivamente di spessore inizialmente senza dare sintomatologia ben definita. In una fase più tardiva insorgono le cardiopatie acute o croniche. (Continua dopo la foto)


 


ll dato allarmante arriva da uno studio americano, sempre più “giovani” vengono colpiti da infarto. Prevenirlo è possibile, bisogna imparare ad “ascoltare” il proprio corpo.

Lo studio è stato presentato all’American College of Cardiology e pubblicato sulla rivista New England Of Medicine . La ricerca, effettuata dalla Cleveland Clinic, è stata condotta su 4000 pazienti, vittime della forma più grave di infarto, evidenziando un forte aumento percentuale dei fattori di rischio nei “giovani”. L’età media infatti, si sarebbe abbassata da 64 a 60 anni, con ampia casistica sotto i 50 anni.

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