Violeta Senchiu, bruciata viva dal compagno con tre taniche di benzina


“Si chiamava Violeta Senchiu. Era rumena. Aveva 32 anni. Aveva anche tre figli. Il suo compagno, un italiano, sì, un italiano, di quelli che vengono prima, le ha dato fuoco, arsa viva con tre taniche di benzina. È morta dopo ore di indicibile sofferenza. È successo sabato. Niente articoli e inchieste sui giornali. Nessuna troupe televisiva che si aggira a Sala Consilina, dove è accaduto l’omicidio. Nessun fiore portato da nessun ministro. Nessun tweet. Nessun corteo di Forza Nuova”.

Urla tutta la sua rabbia sui social Valeria Collevecchio, di Violeta Senchiu che non riesce a dimenticare quanto successo il 4 novembre a Sala Consilina in provincia di Salerno. Una storia di follie e ferocia di cui, ancora una volta, ha fatto le spese una donna. Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, ad appiccare le fiamme sarebbe infatti stato il compagno di Violeta Senchiu , un 48enne originario del comune del Vallo di Diano. (Continua dopo la foto)


L’uomo, nel pomeriggio del 3 novembre, avrebbe riempito due taniche di benzina a un distributore di carburanti per poi raggiungere l’abitazione e versare il liquido infiammabile vicino al camino, innescando il rogo e causando gravi ferite a Violeta Senchiu, poi deceduta. Alla base del gesto dell’uomo ci sarebbero i continui litigi.Quello di Violeta Senchiu è l’ultimo ‘femminicidio’ in ordine di tempo. (Continua dopo la foto)

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L’ultimo di una lunga serie. I primi 6 mesi del 2018 hanno visto una nuova impennata dei femminicidi: sono infatti già 44 le donne uccise dall’inizio di gennaio alla fine di giugno, con un aumento percentuale del 30% rispetto al 2017. È l’associazione Sos Stalking a stilare ancora una volta il tragico bilancio: nel 2017 hanno perso la vita 113 donne, due di queste erano in procinto di diventare madri e i rispettivi feti, di 5 e 6 mesi, sono morti con loro. (Continua dopo la foto)


 

A uccidere sono stati, nella quasi totalità dei casi, mariti, compagni o ex, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della ex compagna di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia. I numeri subiscono leggere variazioni di anno in anno, ma la strage non accenna a placarsi: nel 2016 in Italia sono state uccise 115 donne, il 2015 ha visto 120 vittime, 117 donne sono state uccise nel 2014 e ben 138 nel 2013.

“La legge sullo stalking, che ha certamente il merito di aver regolamentato un fenomeno che sino a meno di dieci anni fa era ignoto per il nostro sistema giudiziario, presenta ancora oggi lacune che meritano di essere colmate - osserva l'avvocato Lorenzo Puglisi, promotore di Sos Stalking - manca, infatti, un piano ben definito per la riabilitazione degli stalker che spesso, spinti da una dipendenza affettiva, non hanno strumenti idonei a placarsi autonomamente. È indispensabile istituire un network tra Sert, Consultori di zona e Servizi sociali per istituire veri e propri percorsi senza i quali il rischio di recidiva resta molto elevato”.

I numeri come sempre variano da regione a regione e, almeno nei primi mesi del 2018, confermano il triste primato della Lombardia, con il numero più alto di donne assassinate, 11.

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