Desirée Mariottini, ricostruiti gli ultimi terribili momenti: “L’ho vista così”


Ci sarebbe anche un italiano tra le persone coinvolte nel tragico caso di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata morta una settimana fa in uno stabile abbandonato di via dei Lucani, a Roma. A quanto raccontato da più di un testimone, sarebbe stato infatti un ragazzo italiano, conosciuto come Marco e abituale frequentatore del covo di tossici e pusher di San Lorenzo, a fornire agli aguzzini della 16enne gli psicofarmaci poi finiti nel micidiale mix di droghe spacciato per metadone e utilizzato per stordire e stuprare Desirée. Oltre a lui la polizia sta cercando di rintracciare anche altri due stranieri che, secondo uno degli arrestati, avrebbero partecipato allo stupro.

Nel frattempo il giudice delle indagini preliminari Maria Paola Tomaselli ha convalidato i fermi e emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i senegalesi Brian M., Mamadou G. e per il nigeriano Alinno C.. Secondo il gip hanno agito “con pervicacia, crudeltà e disinvoltura”, dimostrando “una elevatissima pericolosità non avendo avuto alcuna remora a porre in essere condotte estremamente lesive in danno di un soggetto minore, giungendo al sacrificio del bene primario della vita”. (Continua a leggere dopo la foto)








C’è una frase choc (“meglio che muore lei che noi in galera”) che, secondo alcuni testimoni, sarebbe stata pronunciato da Brian M., Alinno C. e Yousif S., fermato a Foggia. E poi il fatto che avrebbero impedito di chiamare i soccorsi per aiutare la ragazza. “Gli indagati – scrive il gip – hanno dapprima somministrato alla ragazza il mix di droghe e sostanze perfettamente consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali per abusarne, poi ne hanno abusato lungamente e ripetutamente, infine, l’hanno lasciata abbandonata a se stessa senza adeguati soccorsi, nonostante l’evidente e progressivo peggiorare del suo stato, fino ad impedire ad alcuni dei presenti di chiamare i soccorsi per aiutarla”. (Continua a leggere dopo la foto)





Intanto, nelle ultime ore, secondo quanto scritto dal Corriere della Sera, in un estratto del verbale depositato in questura, sono emerse varie testimonianze di persone che frequentano lo stabile, luogo di spaccio e degrado, e che hanno incontrato e sono state con Desirée. Muriel, una 34enne congolose, racconta: “Si presentò come Desy ed era alla ricerca di qualunque sostanza che potesse attenuare la sua astinenza”. “Mi disse che sarebbe diventata maggiorenne la settimana dopo. Una volta mi chiese di iniettarle eroina ma io le risposi in maniera negativa. Era senza soldi e si approcciava in maniera troppo confidenziale con qualunque persona che avrebbe potuto offrirle droga”. (Continua a leggere dopo la foto)


 

E ancora, la donna congolese racconta:  “Erano le 19.50, Ho visto la ragazzina nuda su un materasso. L’ho rivestita – afferma -, ma non ho trovato le scarpe. Seppure con affanno respirava. Non mi sono resa conto che fosse in pericolo di vita, avendo visto fatte altre persone che poi si riprendono. Alle 3 di notte Youssef  mi disse che era morta”. Tra le testimonianze raccolte dagli investigatori c’è anche quella di Giovanna, 32 anni, italiana. “Mi disse che avrebbe compiuto presto 18 anni. Mi sembrava una presenza inopportuna, oltre a essere fuori contesto perché era minorenne, era sempre depressa e alla continua ricerca di una dose”, dice. “Più volte l’ho invitata ad andarse via da quello stabile frequentato da tossici e spacciatori pericolosi”.

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