Ponte Morandi: al via il recupero nelle case. Gli sfollati e la lista delle cose


Due ore di tempo e 50 scatoloni a disposizione per recuperare una vita. Due mesi dopo il crollo di ponte Morandi gli abitanti sfollati della zona rossa di Genova rientrano nelle loro case per il recupero di beni ed effetti personali. Dopo il via libera arrivato sabato scorso da parte delle istituzioni locali, grazie ai dati positivi provenienti dai sensori di stabilità collocati sui 2 tronconi del viadotto, le operazioni di rientro sono partite questa mattina. Due ore di tempo per ogni nucleo familiare, gli sfollati sono stati scortati dai vigili del fuoco nei loro appartamenti, chiusi dal 20 agosto scorso quando vennero sospesi i rientri nelle case. Si è cominciato con i palazzi più lontani dal pilone 10: i primi a tornare a casa sono stati gli abitanti dei civici 5, 6, 11 e 16 di via Porro. Secondo il piano stilato dai vigili del fuoco e pubblicato sul sito del Comune di Genova le operazioni, salvo interruzioni dovute a condizioni meteo avverse o a superamenti nei rilievi dei sensori, dovrebbero durare circa 13 giorni. (Continua a leggere dopo la foto)








Ad ogni famiglia sono stati forniti 50 scatoloni da riempire con oggetti e beni. Fuori dagli stabili sono stati installati dei carrelli scorrevoli per aiutare nel trasporto degli oggetti che saranno poi depositati in un magazzino del comune dove i proprietari potranno ritirarli. Complessivamente il maxi trasloco costerà 1 milione di euro. Giusy Moretti, portavoce del comitato sfollati di ponte Morandi, sarà tra le ultime a rientrare nella propria casa. ”Il mio turno è sabato pomeriggio – spiega – sono qui per rivedere gli amici di una vita, le persone della mia scala con cui abbiamo condiviso 50 anni”. (Continua a leggere dopo la foto)




”Ho una lista di cose da prendere- e ai giornalisti presenti mostra il foglio con tutti gli oggetti da portare via – So già che non la rispetterò e so già che, una volta fuori, avrò dimenticato qualcosa…”. Racchiusa in quella lista c’è una vita lunga 50 anni, ricordi, oggetti che raccontano momenti di vita trascorsi con la famiglia. Giusy stringe quel foglio in mano, quasi timorosa di perderlo, e spiega: ”Due ore per raccogliere una vita, ma è il meglio che abbiamo potuto ottenere – dice – e comunque potremmo rientrare altre volte”. (Continua a leggere dopo la foto)


 


E ancora: ”Mia figlia vuole la sedia a dondolo, spero riusciremo a prenderla. E poi vorrei l’orologio di mio padre, quello che gli hanno regalato quando è andato in pensione dalle Ferrovie. Spero di trovarlo, perché ho un vuoto di memoria e non ricordo dove l’ho messo…”. Alle sue spalle i monconi del viadotto, monumento di una tragedia che mai avrebbe immaginato. ”Paura del ponte? Non l’ho mai avuta, neppure il giorno che è caduto”.

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