“Decapitato”. Choc sulle rive del Po, dalle acque riemergono due corpi mutilati


La trama sembra quella di un noir. Solo che di fantastico, stavolta, purtroppo non c’è niente. Di identico resta solo un profondo di senso di inquietudine, paura e pietà per quei poveri resti. La notizia è di questa mattina. Due corpi senza vita sono emersi dalle acque del Po. Due ritrovamenti che non hanno nulla in comune l’uno con l’altro, arrivati a distanza di poche ore. Uno dei cadaveri è senza testa ed affiorato dal Po di Donzella nel Rodigino in Veneto. Il primo dei due macabri ritrovamenti, quello del cadavere decollato, è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri, nel ramo del fiume che divide Porto Tolle da Taglio di Po, fra Santa Giulia e Ca’ Lattis.Un corpo che parrebbe essere stato in acqua molto a lungo, visto l’avanzatissimo stato di decomposizione, che sembra essere il motivo che ha portato al suo smembramento. Oltre alla testa, infatti, mancano anche entrambi gli avambracci e il livello di disfacimento dei tessuti ha reso impossibile in prima battuta anche stabilire se si trattasse di un uomo e una donna. (Continua dopo la foto)



Nessuna ipotesi, al momento, è stata avanzata dagli inquirenti. Sull’indagine vige il massimo riserbo. Poche infatti i dati su cui lavorare. Una situazione che si presenta più spesso di quanto si pensi. Sono più di 900 infatti i volti senza nome in Italia. Si chiamano cadaveri “non identificati”. Sono divisi per regione, ma appartengono tutti al lungo rapporto stilato dal Ministero dell’Interno che nel 2007, prevedendo un Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. (Continua dopo la foto)


Che ha deciso di dar vita a un elenco che ogni sei mesi viene costantemente aggiornato.Venticinque pagine: data del ritrovamento; luogo; sesso; etnia; colore di occhi e capelli e notizie generiche. I più fortunati hanno una riga scritta su “segni particolari”.Dal 1974, anno in cui si è iniziato a catalogare i corpi, a oggi il rapporto si è allungato giorno dopo giorno, aggiungendo tanti ragazzi di cui nessuno reclama la salma. (Continua dopo la foto)


 


La Lombardia è la regione che ha applicato per prima un modello organizzativo di circolarità informativa. Poi il “modello Milano” è stato in poco tempo applicato a Toscana e Lazio. E’ quest’ultima, con i suoi 223 cadaveri, la regione con il più alto numero di corpi senza un nome. Un caso che, al momento, sembra un vicolo cieco. La speranza e che non sia davvero così.

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