Caso Regeni, adesso parla il medico egiziano. Le prime rivelazioni sulla morte del ricercatore italiano svelano un retroscena choc


 

Prima di essere ucciso con un colpo alla testa, Giulio Regeni è stato interrogato per cinque-sette giorni, e torturato tre volte ad intervalli di 10-14 ore. Questa la dichiarazione del direttore del dipartimento di medicina forense del Cairo, Hisham Abdel Hamid, al procuratore Ahmad Naji sulla base dell’autopsia condotta in Egitto. Come spiega il Corriere.it ‘’I dettagli sono emersi durante una convocazione del dottore la scorsa settimana da parte del procuratore Naji, lo stesso funzionario che quando il corpo di Giulio fu ritrovato affermò fin da subito che mostrava segni di torture (contraddicendo la versione della polizia che parlava di incidente d’auto)’’.

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Sul banco degli accusati ci sono i servizi di sicurezza egiziani. Due fonti della procura egiziana hanno dato la notizia all’agenzia Reuters, ma già nei giorni scorsi in un articolo apparso sul giornale locale “Masry Al Youm”, una fonte dello stesso ufficio aveva parlato di ‘’torture separate da intervalli temporali avvenute nel corso di sei giorni’’. Secondo le associazioni dei diritti umani, infatti, le tecniche usate – come le bruciature di sigarette – a intervalli di diversi giorni, rappresentano proprio il loro “marchio di fabbrica”. “L’autopsia mostra una serie di ferite inflitte tutte in una volta, poi ci sono altre ferite inflitte successivamente e un’ultima serie di lesioni mostra che lo hanno colpito una terza volta – ha rivelato un altro funzionario -. Le ferite e le fratture si sono verificati in tempi diversi in intervalli durante un periodo di circa cinque-sette giorni”. I periti forensi e i funzionari della procura hanno poi rivelato che il ricercatore è stato ucciso “da un colpo con un oggetto appuntito alla parte posteriore della testa”.

 

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