“È morta da regina”. Italia in lutto per la tragica scomparsa di una leggenda


 

Italia in lutto per la morte della regina dell’editoria. Come scrive Repubblica, “se n’è andata con la stessa riservatezza silenziosa con cui aveva l’abitudine di lasciare una festa. Non amava le cerimonie degli addii, forse perché ne aveva vissuti tanti. E la malattia e il dolore appartenevano a un suo lato privato che preferiva tenere in ombra”. Addio Inge Schönthal Feltrinelli, l’ultima grande regina dell’editoria internazionale che il 24 novembre avrebbe compiuto 88 anni. Una donna unica, Inge, riservata e straordinaria. Aveva affiancato Giangiacomo Feltrinelli nella sua impresa culturale, moderna e cosmopolita. Dopo la tragica morte del fondatore, nel marzo del 1972, fu lei la salvatrice della casa editrice, poi consegnata al figlio Carlo. Una morte devastante, che ha straziato tutti. Era stata una rivoluzionaria e aveva avuto una vita particolare. Nata nel 1930 a Göttingen, nella Bassa Sassonia, aveva vissuto – lei, in parte ebrea – il nazismo sulla sua pelle. Continua a leggere dopo la foto



Fu la madre a salvarle la vita, spingendo il marito a scappare in America e mettendo Inge sotto la protezione di Otto, un ufficiale della cavalleria tedesca che le fece da patrigno. Nel dopoguerra visse la fame, le privazioni e un viaggio a vuoto in America, dove il vero padre la respinse. Inge raccontò queste tristi vicende della sua infanzia solo negli ultimi anni. E lo fece a modo suo. Nel 1958 incontra ad Amburgo Giangiacomo Feltrinelli. Lei si è fatta conoscere perché ha fotografato Picasso, Hemingway, Gary Cooper e Greta Garbo. Continua a leggere dopo la foto


Come scrive ancora Repubblica, Inge era bellissima, “un misto di Audrey Hepburn e Leslie Caron”, racconta Carlo Feltrinelli in Senior Service. Lui, invece, è un editore atipico, comunista e miliardario, che è diventato famoso per aver pubblicato Dottor Zivago. La loro fu una storia bellissima ma straziante che finisce nel modo più tragico nel 1972: il 14 marzo Feltrinelli esplode nel tentativo di mettere una bomba su un traliccio dell’Enel. Continua a leggere dopo la foto


 


Inge riuscì a condurre la casa editrice nella tempesta. Era convinta “che un editore deve trascinare la carretta: senza sapere nulla, deve far sapere tutto, o almeno tutto quello che serve”. “Voleva invecchiare da ‘rompiscatole’ – conclude Repubblica – e in parte ci è riuscita. Quando la malattia ha prevalso, ha preferito ritirarsi. Senza troppe cerimonie. Con la grazia d’una grande, irripetibile regina”.

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