“Ridateci le case!” Ponte Morandi, rabbia degli sfollati. Sindaco di Genova in lacrime. Cosa sta succedendo


Tre settimane, tanta rabbia e dolore ma anche la voglia di tornare a respirare tranquillità. Genova deve rialzarsi e lo deve fare con le proprie forze. Il capoluogo ligure è stato piegato, nuovamente, da una tragedia: l’ennesima degli ultimi anni, dopo le alluvioni che hanno portato con sé ingenti danni. La popolazione genovese è stanca. Ma lo sono soprattutto coloro i quali sono stati costretti a lasciare, improvvisamente, le abitazioni dove hanno trascorso tutta la vita abbandonando gli effetti personali, i propri ricordi, la propria quotidianità. Una situazione che rischia di implodere. E un primo campanello d’allarme si è registrato proprio oggi, martedì 4 settembre, fuori dal palazzo della Regione Liguria, nel cuore della città di Genova.  “Rispetto, rispetto” e “ridateci le nostre case”. Sono le frasi dei circa 80 abitanti di via Porro, nella zona rossa evacuata sotto ponte Morandi a Genova, che hanno scandito parole di protesta questa mattina durante il consiglio regionale e comunale congiunto in corso per fare il punto sull’emergenza. Le proteste sono iniziate questa mattina fuori dalla sede del consiglio regionale della Liguria, in via Fieschi a Genova, dove i residenti di via Porro e via Fillak si sono radunati fin dal mattino davanti alla sede dell’Assemblea ligure dove oggi è in corso il Consiglio monotematico sull’emergenza del Morandi. (Continua a leggere dopo la foto)








I residenti chiedono di poter rientrare nelle proprie abitazioni nella zona rossa per recuperare gli effetti personali lasciati durante l’emergenza. Le proteste sono scattate quando i residenti non sono stati fatti entrare in aula per assistere al consiglio. La situazione è poi rientrata con i cittadini ammessi a seguire l’assemblea in parte dagli spalti della sala consiliare e in parte in due sale attiguo attrezzate con monitor. Al momento in aula si trovano circa un’ottantina di persone, con cartelli che recitano “Nessuna demolizione senza per noi una soluzione”. “Prima noi delle imprese, ridateci le nostre case. Rispetto”, hanno scandito più volte i residenti presenti. (Continua a leggere dopo la foto)





Sì, perché secondo i residenti di via Porro e via Fillak verrà data priorità alle aziende presenti in zona, soprattutto la Ansaldo. “Non ci potete trattare come cani cui buttate l’osso” gridano in molti. E ancora, c’è chi sottolinea come abbia urgente bisogno di tornare ad avere un tetto sotto la testa: “Abbiamo quattro figli”. E un volantino che non lascia spazio a interpretazioni: “Quelli di ponte Morandi – 50 anni di servitù, 2 settimane di disagi e sofferenze, rivogliamo un futuro!”. Marco Bucci, primo cittadino della città ligure, ha provato a sedare gli animi. “La vera emergenza è la viabilità della Valpolcevera divisa in due”. Il sindaco, che durante il suo discorso si è commosso, ha poi aggiunto: “Facciamo una burocrazia semplice per la ricostruzione del ponte Morandi, andiamo avanti nel fare le cose che i cittadini ci chiedono tutti i giorni. La seduta congiunta è un segnale all’Italia che siamo allineati e vogliamo andare su una strada su cui c’è l’accordo di tutti. Genova ha bisogno del sostegno di tutte le amministrazioni pubbliche per arrivare all’obiettivo di avere una città migliore di prima”. (Continua a leggere dopo la foto)


 

Il presidente della Liguria, Giovanni Toti, invece, ha sottolineato che “Il nodo centrale resta la ricostruzione del ponte, per la quale c’è la massima collaborazione istituzionale. Non abbiamo interesse a entrare nel dibattito nazionale su chi fa che cosa e sulle responsabilità. Dico che a legislazione vigente abbiamo l’obbligo di fare partite prima di tutto quel cantiere. La discussione sulla ridefinizione del sistema Italia la accetto e la auspico, ma non deve avvenire sulla ferita aperta di Genova, che ha diritto a un canale preferenziale per chiuderla”.

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