“Correte presto!”. Ma ogni tentativo è inutile. Trovata in un lago di sangue


Una donna di 83 anni, Giuseppina Bini, è stata trovata morta nella sua casa di San Basilio a Roma, al terzo piano di via Diego Fabbri. A trovare il corpo della donna senza vita, ma con vistose ferite, è stata la polizia, chiamata dai vicini di casa della donna. Le forze dell’ordine hanno fermato il figlio, Gianpiero Salvati di 43 anni, con problemi psichiatrici, in cura presso il centro di igiene mentale della zona. Il ragazzo è stato indagato per “morte o lesioni in conseguenza di altro reato”. Ad avvertire la polizia sono stati i vicini della signora, messi in allarme dal fatto di non aver visto la donna uscire di casa in queste mattine come era solita fare. Quando hanno provato a bussare alla porta, non avendo ricevuto nessuna risposta, si sono rivolti alle forze dell’ordine. Lunedì è prevista invece l’autopsia, che potrebbe rivelare particolari importanti per le indagini. Sulla vicenda indaga la squadra mobile, insieme al commissariato di San Basilio. (Continua dopo la foto)







I primi 6 mesi del 2018 hanno visto una nuova impennata dei femminicidi: sono infatti già 44 le donne uccise dall’inizio di gennaio alla fine di giugno, con un aumento percentuale del 30% rispetto al 2017. È l’associazione Sos Stalking a stilare ancora una volta il tragico bilancio: nel 2017 hanno perso la vita 113 donne, due di queste erano in procinto di diventare madri e i rispettivi feti, di 5 e 6 mesi, sono morti con loro. (Continua dopo la foto)






A uccidere sono stati, nella quasi totalità dei casi, mariti, compagni o ex, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della ex compagna di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia. I numeri subiscono leggere variazioni di anno in anno, ma la strage non accenna a placarsi: nel 2016 in Italia sono state uccise 115 donne, il 2015 ha visto 120 vittime, 117 donne sono state uccise nel 2014 e ben 138 nel 2013. (Continua dopo la foto)



 


“La legge sullo stalking, che ha certamente il merito di aver regolamentato un fenomeno che sino a meno di dieci anni fa era ignoto per il nostro sistema giudiziario, presenta ancora oggi lacune che meritano di essere colmate – osserva l’avvocato Lorenzo Puglisi, promotore di Sos Stalking – manca, infatti, un piano ben definito per la riabilitazione degli stalker che spesso, spinti da una dipendenza affettiva, non hanno strumenti idonei a placarsi autonomamente. È indispensabile istituire un network tra Sert, Consultori di zona e Servizi sociali per istituire veri e propri percorsi senza i quali il rischio di recidiva resta molto elevato”. I numeri come sempre variano da regione a regione e, almeno nei primi mesi del 2018, confermano il triste primato della Lombardia, con il numero più alto di donne assassinate, 11.Una commissione parlamentare d’inchiesta, presentata a novembre 2017, ha evidenziato come quasi sette milioni di donne abbiano dichiarato di aver subito una violenza fisica o, peggio, uno stupro. Una su cinque ha riportato danni permanenti. “Il 20% dei femminicidi è stato preceduto da una misura cautelare che disponeva un divieto di avvicinamento – spiega Puglisi – Misura che, di fatto, si è rivelata inefficace a causa dell’insufficiente potere dissuasivo di un provvedimento che, restando unicamente sulla carta stampata, non fornisce alcuna reale garanzia per le potenziali vittime e che potrebbe essere fortemente ridimensionato potenziando gli strumenti in uso alla magistratura come i braccialetti elettronici che, ancora oggi, funzionano a regime ridotto essendo ancora troppo pochi gli esemplari in uso alle autorità giudiziarie”.

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