“Grazie mamma e papà”. La straziante lettera di Michela ai genitori morti nelle gole del Raganello. E riabbraccia la sorellina Chiara


Ci sono dolore e sgomento a Qualiano, provincia di Napoli, dove abitavano Antonio Santopaolo e sua moglie Carmen Tammaro, morti sepolti dalla piena in quella stretta gola, ma non senza essere riusciti a mettere in salvo le due figlie, Michela di 12 anni, e Chiara, dieci anni – la manina dal fango – facendo loro scudo con i proprio corpi. Una famiglia molto unita raccontano le cronache locali. Come si può vedere dai profili social, amavano stare insieme, viaggiare e condividere le loro avventure su Facebook e Instagram. L’ultimo viaggio a Parigi lo scorso luglio. Sorridenti, felici e spensierati. Una capitale europea prima delle vacanze in Calabria, l’ultima per la famiglia Santopaolo. Chiara, portata al Policlinico Gemelli di Roma in profonda sedazione, dopo essere stata tratta in salvo nel fango del Raganello, è sveglia, respira autonomamente e continua a migliorare. La bimba – celebre per la foto che la ritrae abbracciata al suo soccorritore – resta ricoverata presso la Terapia intensiva pediatrica e trauma center pediatrico del nosocomio romano. Intanto, ha potuto incontrare la sorella Michela, che, con gli altri familiari, viene seguita dall’equipe di psicologi della Fondazione Gemelli. (Continua a leggere dopo la foto)







Michela ha raggiunto la più piccola a Roma, al Gemelli,  dopo aver partecipato a Qualiano, in provincia di Napoli, ai funerali dei genitori Antonio e Carmen. La più grande,  dunque, è totalmente consapevole del lutto. La più piccola invece ne sta prendendo coscienza in queste ore dopo il risveglio dalla sedazione. Erano ambedue in gita, ma divise dalla furia dell’acqua. Si sono incontrate ieri per la prima volta aprendosi all’amore immenso che provano l’una per l’altra. (Continua a leggere dopo la foto)




Struggente la lettera di Michela, la sorella ‘maggiore’ di Chiara. “Cara mamma e caro papà, grazie per avermi dato Chiara, la sorella che tanto desideravo” è il suo primo pensiero, come riporta il Corriere della Sera. E poi grazie, tanti altri grazie. La scrittura, infatti, ha un valore terapeutico in questi casi, così come il disegno: “Le parole sono più difficili da usare, Michela ci ha raccontato nei dettagli quello che è accaduto quel giorno e poi quando ha dovuto affrontare il tema dei genitori perduti ha cominciato a ridere indossando la finta maschera della serenità. Una difesa rigida, un meccanismo di riparazione interno che impensierisce e la mette a rischio” racconta Chieffo, psicoterapeuta di 46 anni e mamma di un bimbo di 5. E a precisa domanda risponde: “Come riesco a non lasciarmi sovrastare dal dolore che ho visto? Quando torno a casa la sera ringrazio di poterlo abbracciare e mi addormento sentendomi fortunata”. (Continua a leggere dopo la foto)


 

Giorgio Conti, direttore del trauma center, uno dei migliori poli pediatrici per queste emergenze assieme al Meyer di Firenze, racconta al Corriere della Sera come, in trent’anni di professione, non si era mai trovato di fronte a una storia di tale sofferenza: “La bambina aveva tanto fango e sabbia nei polmoni, ha bevuto acqua infetta ed è rotolata sui sassi del torrente riportando lesioni muscolari. I colleghi dell’ospedale di Cosenza che l’hanno soccorsa per primi sono stati bravissimi, grazie anche a loro”.

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