Caso Yara, ennesimo (e importante) colpo di scena: ecco cosa hanno scoperto sul corpo della vittima. E ora tutto può cambiare


 

La genetista Sarah Gino, consulente della difesa di Massimo Bossetti, ha cominciato la sua deposizione valorizzando la presenza sugli indumenti che Yara Gambirasio indossava quando fu trovata uccisa di sette peli che non appartengono né alla vittima né al muratore di Mapello.

Un risultato, questo, a cui si giunse mediante l’analisi del Dna mitocondriale. La genetista ha ricordato come, dalle stesse indagini eseguite dagli esperti di Pavia, consulenti della Procura, era emerso che sul corpo della ragazza non erano state trovate formazioni pilifere riconducibili a Bossetti.

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Alcuni dei peli che sono risultati non appartenere né all’imputato nè alla vittima furono trovati nella felpa della ragazza e, di conseguenza, per l’esperta, “non vi è stata contaminazione” sulla scena del crimine. Sarah Gino sta deponendo unitamente all’altro consulente dalla difesa, il biologo Marzio Capra, già impegnato in numerosi casi, tra cui l’omicidio di Chiara Poggi.

Ad avviso di Capra il fatto che il Dna nucleare di Massimo Bossetti non corrisponda con nessuno dei Dna Mitocondriali trovati sul corpo di Yara “non ha nessuna giustificazione scientifica”. Marzio Capra, tra le altre cose, ha affermato a proposito del Dna nucleare che è stato attribuito a Bossetti che si tratta di “un pezzo di Dna e non di una traccia forense”. Il biologo sta ripercorrendo quelle che a suo avviso sono le “anomalie” che si sarebbero verificate durante l’indagine scientifica. Alla luce delle “contraddizioni” e dei “molti dubbi” riguardo l’esame del Dna attribuito a Bossetti, la difesa ritiene “inevitabile” una perizia che faccia chiarezza. “Siamo in presenza di un pezzo di Dna – hanno spiegato gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini – nemmeno davanti a una traccia forense di Dna”.

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