Omicidio Elena Ceste, il marito Michele Buoninconti tradito ”da un solo errore”: ecco il passo falso che l’ha incastrato


 

Il giallo di Costigliole d’Asti ha il suo colpevole: a uccidere Elena Ceste è stato Michele Buoninconti, suo marito. Il pompiere salernitano, il 20 gennaio del 2014, inscenò l’allontanamento volontario della moglie, che secondo la sua ricostruzione avrebbe vagato senza vestiti e senza occhiali per le valli del Tanaro, per poi finirla e gettarla in un canalone a 800 metri dalla loro villetta. Il corpo della donna fu trovato il 20 ottobre dello stesso anno, mentre Buoninconti finì nel registro degli indagati nell’aprile del 2015.  

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Il giudice Roberto Amerio, motivando la sentenza che ha condannato a 30 anni Buoninconti, sostiene che sia stato un omicidio “meditato a lungo”.  La Ceste dunque, non sarebbe stata uccisa in un “moto d’impeto”. Sempre secondo il giudice il delitto ha avuto “una lunga incubazione”: “È del tutto verosimile – si legge nel documento – ritenere che sia stata l’esasperazione di Michele per la doppia vita tenuta di Elena a sua insaputa a costituire il detonatore dell’azione criminosa”. Secondo Amerio, probabilmente  Buoninconti ha ideato il piano “nell’autunno del 2013 dopo “un primo confronto con la moglie, ma poi vi ha soprasseduto in attesa che la donna tornasse nei controllati ritmi famigliari.”

”Pur avendo agito con straordinaria freddezza”, Buoninconti ha sbagliato qualcosa che ha permesso agli inquirenti di incastrarlo. L’”unico errore”, scrive il giudice,  è rappresentato da quelle chiamate fatte dal vigile del fuoco di Castiglione Costigliole d’Asti, al cellulare di Elena Ceste, proprio il giorno del delitto, evidentemente per cercare di rintracciare l’apparecchio ”nel timore che fosse stato smarrito”. L’analisi delle celle telefoniche ha dimostrato, infatti, che l’apparecchio era ”nell’area del ritrovamento del corpo di Elena in un orario compatibile con il successivo sviluppo dei fatti”. Insomma, l’ansia di aver perso il cellulare della moglie in un luogo che poteva incastrarlo, è stato uno degli elementi che ha portato alla condanna del marito della Ceste. 

 Il magistrato infatti ribadisce che Buoninconti è sicuramente colpevole del delitto, ma durante il processo non è stato possibile stabilire ”con certezza scientifica” come Elena Ceste sia stata assassinata. Secondo la ricostruzione la donna fu strangolata sul letto. Il magistrato spiega come ”il mancato rinvenimento di tracce ematiche sulla scena del delitto e sulle auto in uso alla famiglia, oltre all’assenza di veleni e/o farmaci sul parenchima ematico, orientino per un omicidio commesso per strangolamento”.  

Caso Elena Ceste, ecco il “dettaglio” che ha portato all’arresto del marito Michele

 

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