Crollo Genova, l’ultimo pesantissimo bilancio delle vittime


In una città ammutolita e in una Val Polcevera immersa nel buio, tra le luci dei mezzi d’emergenza, sono andati avanti tutta la notte senza sosta gli scavi sotto le macerie di ponte Morandi, il viadotto dell’autostrada A10 di Genova crollato ieri mattina intorno alle 11.50. Il bilancio si è aggravato: la Prefettura di Genova ha reso noto che sono 42 morti tra cui 3 bambini e 16 feriti. All’ospedale San Martino oggi si è recato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in visita ai feriti e ai parenti delle vittime. Al momento dell’arrivo il premier non ha rilasciato dichiarazioni. Dopo il San Martino Conte si sposterà all’ospedale Villa Scassi dove sono ricoverati altri feriti. “Il monitoraggio è fondamentale in un Paese che ha infrastrutture vetuste come quelle italiane. Servono investimenti importanti, se bisogna fare un braccio di ferro sull’Europa credo che su questo vada fatto” ha detto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in visita all’ospedale San Martino insieme al presidente del Consiglio. Toti ha poi annunciato su Facebook che nella sede della Protezione Civile è stata firmata “la richiesta di stato di emergenza nazionale”. (continua dopo la foto)







Sull’area del crollo un migliaio di soccorritori tra vigili del fuoco, tecnici sanitari e forze dell’ordine. E si continua a scavare. “Lo scenario che si è configurato fin dalle prime ore è stato uno scenario difficilissimo – ha raccontato uno dei tecnici del centro operativo membro del team di maxi emergenza – colonna mobile – del 118 di Genova al lavoro in queste ore nella zona del disastro e tra i primi ad arrivare sul posto – ci siamo occupati di mettere in piedi un centro medico avanzato entro la prima ora. La difficoltà di questo scenario era la multifocalità: 5 aree completamente separate tra di loro in cui operare con azioni completamente diverse”. (continua dopo le foto)





 

“Sulla sponda destra – ha ribadito il tecnico – il lato via Fillak sotto il ponte, area piana e zona di ferrovia con cavi elettrici divelti. Poi il cumulo di macerie che ha richiesto un enorme lavoro in corda dei vigili del fuoco e pazienti intrappolati. Lo scenario del greto del torrente. Nei primi minuti abbiamo soccorso una quindicina almeno di pazienti vivi. Parliamo di un salto di 50 metri, di norma si va in codice rosso per una caduta da tre metri, figuriamoci così. Io so quello che ho visto, persone sopravvissute dopo un impatto del genere”.

“Per quello che è successo non pagherà nessuno”. Crollo Genova, le prime parole choc

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