“Ok lo ammetto, sono lesbica”. Dopo la smentita, un nuovo passo indietro e fioccano gli insulti. Ma c’è anche chi applaude. Sì, parliamo ancora di lei


 

“Sono lesbica, anzi no, scusate sì”. Altro che tira e molla. Giulia Lotorre, la figlia del fuciliere di marina Massimiliano al centro del caso che da anni sta tenendo tesi i rapporti tra India e Italia fa un nuovo, ed ulteriore, coming out. Dopo la smentita rilasciara ai giornalisti del Fatto Quotidiano in cui diceva di essere stata fraintese, Giulia ha smentito ulteriormente dalla sua pagina Facebook. E le critiche (anche nei confronti del padre) non sono state tenere. Ma c’è anche chi la difende e la spinge a continuare sul sentiero intrapreso.

 

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Una polemica che da una parte conferma proprio quanto aveva scritto la ragazza nella sua lettera, e cioè la necessità di «dare forza a quelle persone che hanno paura di mostrarsi per timore delle polemiche, degli insulti e delle conseguenze di un coming out». In un mondo in cui tutti avessero gli stessi diritti e non ci fossero discriminazioni, si legge sul Corriere della Sera, l’orientamento sessuale di una persona non avrebbe di per sé maggior significato di essere mancini: sarebbe una caratteristica personale come un’altra. E ognuno potrebbe scegliere liberamente se farne argomento di discussione oppure no. Ma essere gay o lesbiche, oggi, esattamente come succedeva solo fino a 50 anni fa in molte zone d’Italia con l’essere mancini, viene visto da alcuni come un sintomo di «disordine» e «perversione».

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