Vi ricordate di Hina, la giovane musulmana uccisa dal padre perché aveva osato innamorarsi di un italiano? Una sconfortante dichiarazione della madre sta facendo indignare l’Italia intera


 

Forse ricorderete la terribile storia di Hina, la ragazza uccisa dal padre per motivi religiosi a Sarezzo, in provincia di Brescia. Il padre si accanì sul corpo della figlia con un coltellaccio. Poi, la seppellì nel giardino di casa con la complicità di due parenti. “Perché voleva vivere e vestire all’occidentale – avevano spiegato – perché lei rifiutò di andare in Pakistan a sposare uno sconosciuto”. Oggi, a distanza di 10 anni, è la madre a parlare. E quello che dice sconvolge in qualche modo, la cittadina e l’Italia intera: “All’inizio ce l’avevo con il mondo intero, con la vita. Pensavo: perché sta succedendo tutto questo? Perché proprio a me e alla mia famiglia? Poi ho capito. Era tutto già scritto, il destino aveva già deciso per Hina, per mio marito, per me. E allora ho trovato la pace che cercavo. Vivere senza Hina sarà per sempre il mio più grande dolore, ma Mohammed era e resta l’uomo della mia vita. È giusto che paghi per quel che ha fatto però io l’ho perdonato e non lo abbandonerò mai”. Bushra non incolpa l’islam per quella barbara esecuzione. Bushra riscrive quella tragedia spiegando al Corriere della Sera che l’omicidio non ha niente a che fare con i precetti dell’islam: “Mia figlia è diventata il simbolo di una storia di integralismo che non è mai esistita.”

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“Mio marito – continua – è sempre stato un uomo buono e un padre esemplare, mai una volta ci ha obbligato a fare qualcosa. Quel giorno ha perso la testa in un impeto di rabbia, Hina era una ragazzina bravissima ma era finita in cattive compagnie e avevamo cercato di farglielo capire tante volte. In quel periodo ci chiedeva continuamente soldi e finché abbiamo potuto l’abbiamo aiutata. Quel giorno è stata colpa della rabbia…”. Eppure, quando il padre ha seppellito il cadavere nel cortile di casa, è stato attento a mettere il corpo rivolto alla Mecca. Ma Bushra insiste: “È stato solo panico. Noi eravamo tutti in Pakistan, Mohammed voleva prendere tempo solo fino al nostro ritorno, voleva aspettarci per raccontarci tutto e andare a costituirsi, come poi ha fatto”. Mohammed è stato condannato a scontare trent’anni di carcere. Nayab, una delle sorelle di Hina, va a trovare il padre in carcere indossando la minigonna, le calze nere e una maglietta strettissima. “Vestirei così se davvero lui fosse un integralista fanatico? – dice – conosciamo il Corano e quando possiamo preghiamo, proprio come fanno i cattolici. Che male c’è? La verità è che ero io che compravo i famosi vestiti all’occidentale di Hina…”. 

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