“Dalla tv al carcere”. Arresti ‘ndràngheta: nella rete dei carabinieri il volto della televisione


 

Tra le 45 persone arrestate stamattina dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria contro le cosche di ‘ndrangheta Cacciola e Grasso di Rosarno c’è una criminologa, Angela Tibullo, di 36 anni, accusata di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, corruzione in atti giudiziari e intralcio alla giustizia. La criminologa, in particolare, grazie alla sua professione, riferiscono i carabinieri, “è risultata determinante nelle dinamiche associative e nel perseguimento degli interessi illeciti di alcune cosche di ‘ndrangheta”. Secondo gli inquirenti, infatti, la nota criminologa, che in passato ha partecipato come ospite a programmi televisivi come ”La Vita in diretta” e ”Un giorno in pretura”, avrebbe messo in atto un vero e proprio “sistema criminale”, aggregando professionisti, medici o funzionari compiacenti. Nessun vincolo familiare legava la Tibullo alle cosche mafiose, che era mossa solamente dall’ambizione. Dagli approfondimenti svolti dai militari dell’Arma, risulta che il ruolo della donna sia stato determinante nelle dinamiche di associazione e nel perseguimento degli interessi illeciti di alcune cosche di ‘ndrangheta. La misura conferma in toto l’impianto accusatorio dell’indagine, avviata nel settembre del 2017 dal Nucleo investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro, che il 9 luglio scorso aveva portato al fermo di 32 persone. “Dagli approfondimenti svolti dai militari dall’Arma di Gioia Tauro – riferiscono i carabinieri in una nota – è emerso chiaramente il ruolo rivestito dalla criminologa Tibullo, che, nella piena consapevolezza dell’illiceità del suo agire, si è prodigata in favore degli affiliati detenuti per far ottenere loro la scarcerazione per incompatibilità con il regime carcerario, redigendo false consulenze e corrompendo i periti d’ufficio nominati dall’autorità giudiziaria per valutarne lo stato di salute o i medici impiegati all’interno delle strutture di reclusione”. (Continua a leggere dopo la foto)







“Inoltre – afferma ancora l’Arma – sono stati documentati numerosi episodi che confermano la consapevole agevolazione delle condotte criminali dei propri assistiti, avendo veicolato all’esterno delle carceri i messaggi dei detenuti e avendo fornito ogni altra forma di ausilio agli associati, tanto da essersi prodigata anche per reperire le abitazioni dove far trascorrere le misure detentive alternative al carcere o quant’altro necessario all’ottenimento delle autorizzazioni da parte dell’autorità giudiziaria ai soggetti apicali dei sodalizi richiamati che lamentavano delle incompatibilità putative con il regime carcerario”. Il sistema è stato svelato da un perito che nei mesi scorsi era stato incaricato dal Tribunale di Reggio Calabria di verificare le reali condizioni psicofisiche del boss Teodoro Crea di Rizziconi che, in sedia a rotelle, si trova detenuto al 41 bis nel carcere di Opera a Milano. Dopo la visita medica alla quale la Tibullo ha partecipato come consulente di parte, la criminologa ha pranzato con il perito del tribunale sollecitando “reiteratamente una perizia favorevole al suo assistito”. Al perito (che della tentata corruzione ha avvertito subito i magistrati della Dda di Reggio Calabria) disse “che se fosse riuscita a far scarcerare il Crea sarebbe divenuta la ‘regina della penitenziaria”’. (Continua a leggere dopo la foto)




“Dopo aver terminato il pranzo, – si legge nel verbale della denuncia – prima di salutarci la Tibullo divenne più esplicita, dicendomi che avrebbe saputo compensarmi adeguatamente, ove avessi aderito alle sue richieste di valutare le condizioni del Crea incompatibili con il carcere. Per invogliarmi ad accettare la sua proposta, mi specificò che tanti altri periti avevano accettato le sue richieste e nessuno di loro era rimasto insoddisfatto della ricompensa ricevuta. Mi fece il nominativo di molti medici che aveva saputo ricompensare adeguatamente”. A uno di loro “la stessa mi disse di aver ripagato, non con l’erogazione di denaro, ma con la prestazione di escort. La Tibullo si è vantata, altresì, di aver ottenuto di recente una perizia psichiatrica favorevole alla scarcerazione per un suo cliente che aveva una patologia assolutamente blanda. Questo perito era stato, invece, compensato in denaro”. (Continua a leggere dopo la foto)


 


Angela Tibullo, invece, non aveva nessun vincolo famigliare con le cosche. Secondo gli inquirenti era infatti mossa solo da ambizione. Tanto che fra i suoi clienti c’erano gli uomini dei più feroci clan come appunto i Grasso e i Pesce di Rosarno, ma anche i Crea di Rizziconi, incluso il potente boss Teodoro. E’ stato proprio lui, indirettamente, la causa del suo arresto. Quasi 80enne, il boss sperava di lasciare la cella puntando sugli acciacchi dell’età. La Tibullo quindi aveva cercato di convincere il perito medico a redigere un referto ad hoc – per farlo, gli aveva proposto anche denaro, escort e futuri affari. Lui ha rifiutato e si è rivolto ai magistrati, facendo partire le indagini. La criminologa partecipava a trasmissioni televisive come “La vita in diretta” o “Un giorno in pretura”, passando per i convegni in cui discettava sui problemi dei detenuti.

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