Omicidio Ashley, emergono inquietanti particolari sull’uomo accusato dell’omicidio. Ecco cosa voleva fare per evitare il carcere…


 

Particolari inquietanti. Sono quelli che emergono dopo l’arresto del 27enne senegalese Cheik Tidiane Diaw, l’uomo accusato di aver ucciso la 35enne americana Ashley Olsen a Firenze. Pare che il ragazzo, in preda al panico, abbia telefonato nel suo paese d’origine per chiedere un rito propiziatorio, una macumba, che gli evitasse la misura restrittiva. Subito dopo il ritrovamento del cadavere di Ashley, era stato ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti e in questura avrebbe negato di averla incontrata la sera della sua morte.

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Diaw temeva il faccia a faccia con gli inquirenti. Non si sentiva tranquillo e per questo avrebbe telefonato a un conoscente che con il rito avrebbe tenuto lontane le forze dell’ordine: il tutto gli sarebbe costato una ventina di euro. Poi però il fermo è arrivato lo stesso, grazie alle telecamere che si trovano nella strada dove viveva la vittima. All’occhio elettronico si era aggiunta anche una testimonianza che, insieme ai riscontri del dna, sarebbe risultata fondamentale per fermare il Diaw. Il codice genetico era stato estrapolato in tempi record dalle sigarette, le stesse fumate dal 27enne, ritrovate nella casa di Ashley. Il provvedimento del fermo si è reso necessario visto che si temeva che l’uomo potesse fuggire: da alcune intercettazioni si capiva che qualcuno a lui vicino avrebbe pensato di farlo allontanare dalla città.

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