Lidia Macchi, la studentessa uccisa con 29 coltellate in un bosco. A 30 anni dall’omicidio la svolta e un arresto: quella lettera anonima arrivata alla famiglia poco dopo il delitto…


 

Omicidio Lidia Macchi, a trent’anni dalla morte della giovane studentessa arriva la svolta. Venerdì mattina, si legge sul Corriere della Sera, la polizia ha arrestato a Brebbia, Varese, Stefano Binda, oggi 47enne, l’ex compagno di scuola di Lidia che, secondo gli investigatori, sarebbe l’autore della lettera anonima fatta arrivare alla famiglia nei giorni successivi al delitto. Nel messaggio si alludeva ad alcune vicende legate alla vita della studentessa di 21 anni, uccisa a Cittiglio nel gennaio del 1987.

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Lidia, uccisa con 29 coltellate, era stata ritrovata in un boschetto dei pressi dell’ospedale. Stando a quanto si è appreso negli ambienti investigativi, una donna, che aveva ricevuto in passato lettere da parte di Binda, avrebbe riconosciuto lo stile della calligrafia guardando una trasmissione in tv e notando che le lettere scritte all’epoca in relazione all’omicidio della Macchi coincidevano nello stile e nella forma con quelle che aveva ricevuto. L’inchiesta sull’omicidio della studentessa di Comunione e Liberazione è stata presa in carico 2 anni fa dalla procura generale di Milano. Finora il principale indagato era stato Giuseppe Piccolomo, già condannato all’ergastolo per aver ucciso una pensionata a Cocquio Trevisago, il cosiddetto omicidio delle mani mozzate.

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