“Dio…”. Caso Vannini: Antonio Ciontoli, choc su Facebook. A pochi giorni dalla sentenza sull’omicidio di Marco ecco le parole dell’uomo ritenuto colpevole della sua morte. In rete è rivolta


 

“Mio figlio è in una bara e loro probabilmente se la stanno ridendo”. Così, con un amarissimo sfogo che è disperazione e atto d’accusa verso il tribunale di Roma, era iniziata la lunga intervista di Marina, la mamma di Marco Vannini subito dopo la sentenza che aveva condannato a 14 anni – contro i 21 richiesti dalla procura di Civitavecchia – Antonio Ciontoli. Un Ciontoli che, in un lungo articolo a firma di Emanuele Rossi sulle colonne del Messaggero, avrebbe rotto il silenzio su Facebook con una frase: «Dio mio quanto odio, aiutaci…». Fake o profilo reale da parte è difficile stabilirlo con esattezza ma la reazione della rete è stata veemente. La notizia ha fatto presto il giro del web, approdata anche sul gruppo Fb “Giustizia e Verità per Marco Vannini” che conta quasi 40mila iscritti da tutta Italia. I genitori di Marco sono disperati. «Ho ancora in testa le urla di mio figlio che si sentono nelle chiamate al 118. I Ciontoli dicevano che mio figlio si era ferito con un pettine a punta e invece soffriva», ricorda Marina, la madre di Marco Vannini. (Continua dopo la foto) 







La donna è straziata dal dolore: «Davanti alla lapide di mio figlio non so ancora come farò a dirgli che il mazzo di fiori che gli avevo promesso come simbolo di giustizia non c’è, perché questo passo avanti non c’è stato». Nei minuti successivi la mamma di Marco, Marina, aveva attaccato: «Riconsegnerò la mia scheda elettorale perché mi vergogno di essere una cittadina italiana. Quell’uomo ha fatto sì che mio figlio morisse, Marco urlava come un disgraziato in quella casa, e gli hanno dato solo 14 anni? Quale messaggio arriva dalla giustizia ai giovani? Che puoi uccidere chiunque e andare in giro come se niente fosse – ha aggiunto -Dentro quell’aula c’è scritto che la giustizia è uguale per tutti. Ma non è vero. (Continua dopo le foto) 





 

Maledetta quella notte e maledetti loro. Fatevi sentire perché non è giusto che paghino solo le mamme a cui ammazzano i figli». Nel frattempo Cerveteri e Ladispoli si stanno mobilitando per protestare contro la sentenza del tribunale di Roma. Cittadini, commercianti e associazioni si sono riuniti ieri per promuovere azioni significative, come cortei e fiaccolate, in onore del ragazzo di Cerveteri che sognava di diventare un pilota dell’Aeronautica militare. Interviene anche la politica. «Mai come ora occorre essere vicini a Marina e Valerio. Mi sarei aspettavo una pena un pochino più pesante», è il commento del sindaco cerveterano, Alessio Pascucci. «Noi ci spogliamo della veste politica e ci schieriamo a fianco delle migliaia di persone che urlano con forza pretendendo dalle istituzioni il compito di vigilare e verificare il corretto operato di chi è chiamato a fare giustizia», rivendica la lista Governo Civico di Ladispoli

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