“Arrestati!”. Svolta nell’omicidio di Renata Rapposelli, ecco chi l’ha uccisa. All’alba l’operazione dei carabinieri: ”Troppe prove a loro carico”


 

Svolta nell’omicidio di Renata Rapposelli, la 64enne chietina trovata senza vita in una scarpata di Tolentino il 10 novembre nelle campagne di Tolentino un mese dopo la scomparsa da casa. I carabinieri hanno arrestato all’alba Giuseppe e Simone Santoleri, padre e figlio della donna. I Santoleri sono stati prelevati nella loro abitazione di Giulianova e portati nella caserma dei carabinieri della città abruzzese. Alle 11 in Procura ad Ancona verranno forniti elementi sul loro fermo. Entrambi erano indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere. I carabinieri li hanno portati in caserma a Giulianova dove sono arrivati anche gli avvocati Gianluca Carradori e Gianluca Reitano. Stando alle prime notizie sarebbero diverse le prove a loro carico: fondamentali i filmati che hanno inquadrato l’auto di padre e figlio verso il percorso per Tolentino, dove è stata trovata morta la pittrice, il 10 novembre scorso, un mese dopo la scomparsa. Poco dopo le 8 di martedì 6 marzo Giuseppe e Simone Santoleri sono stati portati nel carcere di Castrogno, a Teramo. (Continua a leggere dopo la foto)



”Sono tranquilli – ha detto l’avvocato Carradori – chiederemo di revocare la misura cautelare, soprattutto per Giuseppe che non è in condizioni di salute tali da poter rimanere in carcere”. In tutti questi mesi i due uomini avevano continuato a ripetere che quel giorno Giuseppe avevano accompagnato Renata fino a Loreto e qui l’avevano lasciata. Gli inquirenti erano convinti che quel viaggio in auto verso Loreto non c’era mai stato. A insinuare dubbi sulla ricostruzione fatta da padre e figlio c’erano state soprattutto le dichiarazioni di una farmacista di Tortoreto: la donna aveva raccontato che quel 9 ottobre Renata era entrata nella sua attività per chiedere un calmante. Erano circa le 17, quindi tre ore dopo rispetto all’indicazione data da Giuseppe e Simone che sostenevano di aver riaccompagnato la donna a Loreto intorno alle 14. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Fondamentale anche il lavoro del Ris che ha riscontrato la compatibilità del terriccio ritrovato sotto l’auto dei Santoleri con quello prelevato sul greto del Chienti. Per gli inquirenti il corpo senza vita di Renata sarebbe stato trasportato proprio nel mezzo finito giorni fa di nuovo sotto sequestro, dopo un tentativo dei Santoleri di rottamare la Fiat Seicento. I risultati si sono aggiunti a quelli già da tempo nelle mani degli investigatori e che dicono che il telefonino della donna sia diventato irraggiungibile dopo aver agganciato la cella telefonica della stazione ferroviaria di Giulianova, quel 9 ottobre dell’anno scorso.

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