“Ecco che fine hanno fatto”. Italiani rapiti in Messico, notizie terribili sui nostri tre connazionali


 

Svolta nelle indagini per la scomparsa di Vincenzo Cimmino, Raffaele e Antonio Russo nello stato di Jalisco, nel Messico occidentale. Quattro poliziotti – 3 uomini e una donna – sono stati arrestati con l’accusa di aver “venduto gli italiani a una banda di criminali”. Gli agenti, che fanno parte del comando di Tecalitlán, secondo il procuratore generale Raúl Sánchez “hanno partecipato attivamente al coordinamento e all’organizzazione” con la banda in questione. In quella zona opera il ‘Cártel Jalisco Nueva Generación’, una delle organizzazioni criminali più potenti del Messico dove in generale gli agenti di polizia lavorano spesso al servizio di questi gruppi. Giorni fa, i media locali avevano denunciato l’arresto di altri tre poliziotti di Tecalitlán per la scomparsa di Raffaele, Antonio e Vincenzo Russo, che hanno rispettivamente 60, 25 e 29 anni. Anche se la famiglia dei tre aveva affermato che si trovavano in Messico come turisti, le autorità di Jalisco hanno riferito che erano dediti alla vendita di prodotti contraffatti e Raffaele era stato in carcere 3 anni fa nello stato messicano di Campeche. (Continua dopo la foto)







Sanchez ha detto che i poliziotti arrestati sono accusati del reato di sparizione forzata e che comunque le ricerche dei tre italiani continuano. Poi ha aggiunto che la polizia di Tecalitlán è indagata.Le autorità messicane hanno assicurato che continuano le ricerche dei tre italiani, ma al momento non si può affermare con certezza che siano finiti nelle mani del ‘Cartel Jalisco Nueva Generacion’, una delle organizzazioni criminali più potenti del Messico.
Due giorni fa, fonti dell’Ufficio del procuratore di Jalisco avevano riferito che Raffaele Russo si sarebbe registrato con un falso nome in alcuni hotel e che si faceva chiamare generalmente Carlos Lopez. (Continua dopo le foto)








 

Secondo le autorità messicane, Russo, 60 anni, aveva precedenti in Italia per frode e si dedicava alla vendita di generatori elettrici apparentemente tedeschi ma che in realtà erano stati fabbricati in Cina. Secondo il quotidiano Publimetro, che cita fonti vicine alle indagini, alla fine del 2017, Russo era impegnato in affari nello stato di Michoacan e cinque giorni prima della sua scomparsa si era riunito con il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino in un hotel di Ciudad Guzman. Questi ultimi due sarebbero arrivati in Messico insieme ad altri sei italiani.

Ti potrebbe interessare: Italiani rapiti! Il Ministero degli esteri conferma, ora ci sono anche i nomi. Ecco la situazione

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it