“Così se la passa in carcere Schettino”. La vita del comandante dietro le sbarre. Arrivano voci dalla prigione in cui è recluso il responsabile del disastro della Costa Concordia: le sue giornate da detenuto


Il 12 maggio del 2017, i giudici della Cassazione hanno emesso la sentenza di condanna a 16 anni di carcere per il comandante Francesco Schettino. Colui che è ormai noto a tutti per la notte della manovra “scellerata”, con la nave da crociera Costaconcordia carica di persone, di feste, musica e gioia, finita sullo scoglio delle Scole. Era venerdì, il 13 gennaio 2012: le lancette dell’orologio, per gli abitanti del Giglio e per i parenti delle trentadue vittime del naufragio, non si sono più mosse dalle 21.47, momento nel quale la nave da crociera è finita su quello scoglio che è sempre stato lì, davanti all’isola.

Ora Schettino sta scontando la pena nel carcere romano di Rebibbia, dove legge, dove fa meditazione e dove pare che si faccia portare dai suoi familiari una bottiglietta d’acqua di mare che si rovescia sulla testa durante l’ora d’aria. Perché il mare, quello di Meta di Sorrento e quello che ha navigato per tutta la vita da comandante è sempre stato il suo “heimat”, il suo ambiente naturale. Difeso dagli avvocati Donato Laino e Saverio Sanese, entrambi del foro di Napoli, il comandante che si è meritato anche il soprannome di “capitan codardo” chiederà probabilmente i benefici previsti dalla legge per cercare di lasciarsi alle spalle le porte della cella della sezione G8 del carcere di Rebibbia. (Continua a leggere dopo la foto)








E non è escluso che il comandante possa fare appello alla Corte internazionale per i diritti dell’uomo di Strasburgo. Perché lui è in galera, ormai da sette mesi mentre chi era nella plancia di comando della Concordia, la notte del naufragio, è tornato a solcare il mare dopo aver patteggiato in tribunale. A Rebibbia Schettino è arrivato da condannato in via definitiva a 57 anni: il ricordo del “guascone” in total white a una festa a Ischia, mentre l’isola del Giglio doveva fare i conti con le difficili operazioni di rimozione della Concordia che hanno tenuto con il fiato sospeso tutto il mondo. O quello del comandante che fu invitato a tenere una lezione all’università sulla gestione del panico, o quello che ha scritto il libro-verità sul naufragio insieme alla giornalista Vittoriana Abbate pare non esistere più. (Continua a leggere dopo le foto)








 

Il comandante studia, gioca a tennis, a ping pong e a calciobalilla e più volte ha manifestato ai suoi avvocati l’intenzione di iscriversi all’università. Potrebbe farlo, visto che di tempo davanti a sé, prima di poter uscire da Rebibbia, ne ha ancora molto. Cinque anni, un terzo della pena da scontare prima di ottenere permessi, premi o misure alternative. Schettino oggi, mentre al Giglio si celebreranno le trentadue vittime del naufragio, continuerà a comportarsi come un detenuto modello.

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