Omicidio Yara Gambirasio, svolta al processo: ”Ecco la prova che incastra Massimo Bossetti: sul suo furgone…”


 

Omicidio Yara Gambirasio, c’è ”una piena compatibilità per morfologia, cromatismo e composizione chimica tra le fibre di tessuto trovate sui leggings di Yara e quelle dei sedili dell’autocarro di Massimo Bossetti”. Così, come riporta Il Giornale, il comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago. Al processo l’ufficiale ha raccontato il complesso procedimento attraverso il quale si è giunti a comparare le fibre di colore giallo, turchese e di due tipi di azzurro trovati sui leggings della ragazza e quelli, invece, che compongono i sedili dell’autocarro del muratore di Mapello, unico indagato per il delitto della 13enne di Brembate. Fibre che, ha sempre sostenuto la difesa, sono invece comuni a molti altri mezzi in circolazione.

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Il comandante Lago, poi, sempre stando a quanto riportato da Il Giornale, rispondendo alle domande del pm Letizia Ruggeri ha spiegato che ”nelle banche dati internazionali è raccolto solamente il Dna nucleare”. Uno degli argomenti chiave del processo, infatti, è il dubbio, avanzato dalla difesa, della mancata corrispondenza tra il Dna nucleare trovato sul corpo di Yara e attribuito a Bossetti e quello mitocondriale del quale non è stato possibile stabilire l’appartenenza. ”Solamente il Dna nucleare è quello in grado di identificare una persona” ed è il solo ad avere valore forense mentre quello mitocondriale viene usato per altri scopi, ha poi precisato l’ufficiale. Riguardo al Dna di ignoto1, che altri laboratori, non quello del Ris, attribuirono a Bossetti, ha spiegato che ”una cinquantina di marcatori” rivelarono essere della persona che aggredì Yara. Un dato che, di fatto, esclude dei margini di dubbio. Il comandante del Ris di Parma, infine, ha sottolineato che, in presenza di 15 marcatori, c’è un ”sufficiente margine per essere certi dell’identificazione”, ribadendo poi come Dna nucleare e Dna mitocondriale siano questioni totalmente diverse.

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