Alberto Sordi, l’eredità dell’attore ancora in bilico. I contendenti sono tanti e la storia (anche giudiziaria) sembra la trama di uno dei suoi film. Dagli atti spuntano dettagli “pesanti”


 

Non tende a placarsi la storia atroce sull’eredità di Alberto Sordi. Il gup ha, infatti, accolto le richieste del pm Eugenio Albamonte di rinviare a giudizio i 10 imputati accusati di aver tentato di mettere le mani sul lascito dell’attore approfittando delle precarie condizioni mentali di Aurelia, la sorella del grande attore, morta all’età di 96 anni il 12 ottobre dello scorso anno. Il processo inizierà il 17 gennaio 2016: in cima alla lista degli accusati figura l’autista considerato da sempre il figlioccio di Sordi, Arturo Artadi. Sarebbe Artadi, secondo il pm Eugenio Albamonte, il regista del colpaccio: sarebbe stato lui a ideare l’operazione finalizzata a entrare in possesso dell’eredità, valutata in 100 milioni, considerando la parte finanziaria.

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Nella piramide delle responsabilità costruita dal pm, vengono, subito dopo Artadi, il notaio Gabriele Sciumbata e l’avvocato Francesca Piccolella, ritenuti gli autori materiali degli atti con cui la “signorina Aurelia” sarebbe stata indotta a disfarsi dell’immenso patrimonio, prima a favore del personale della villa e poi di Artadi. Al banco degli imputati siederà anche l’allora legale dell’anziana signora, Michele Farina, colpevole secondo l’accusa di non essersi opposto alle presunte speculazioni del “trio”, pur conoscendo le condizioni di Aurelia. La location di tutta questa storia è la villa a Caracalla, è li che ha vissuto Artadi che, almeno stando alla ricostruzione dell’accusa, avrebbe coinvolto nell’operazione sei dipendenti di villa Sordi, ormai un museo tra via Cristoforo Colombo, viale delle Terme di Caracalla e via Druso. Si tratta di badanti, cuoche, giardinieri, camerieri e governanti, e cioè Marta Roxana, Luna Zavala Salinas, Rodolfo Petralia, Ioan Finta, Juan Carlo Maranon, Pierina Parenti e Alicia Zavala Salinas. È a loro che sono finite le donazioni pensate dagli ideatori del piano per tenere in silenzio il gruppo.

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Nelle tasche dei sei imputati sarebbero piovute cifre ondeggianti tra i 150 mila euro e 400 mila euro, per un totale di oltre due milioni e mezzo di euro, equivalenti al 20 per cento dell’intero patrimonio di Aurelia. Circonvenzione d’incapace e ricettazioni sono i reati contestati a vario titolo agli imputati. E per capire la ragione della configurazione della prima imputazione basta ricordare alcuni passaggi della perizia disposta dal gup su Aurelia che dimostrano quanto si fosse deteriorato lo stato mentale della donna. E’ l’aprile del 2014 quando il consulente scelto dal gip fa notare alla sorella di Sordi che Giovanni Paolo II era nato in Polonia. “Papa Wojtyla era polacco? Ammappalo” risponde Aurelia. Lo stesso dottore poi chiede alla signora la professione che faceva il fratello. La Sordi, dopo un attimo di titubanza, dice: “Alberto era uno del cinema” Insomma Aurelia ormai nemmeno ricordava che il fratello era stato uno dei più grandi attori italiani di sempre.

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