“Sì, lo voglio”. Ecco la favola di Capodanno, insieme da quarant’anni si sono alla fine scelte per sempre (anche legalmente). Una storia d’amore che supera ogni “diversità”


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Non si è mai troppo grandi. Specie per l’amore. E così due donne di 80 anni si sono dette sì. Succede a Modena dove queste due arzille nonnine hanno deciso di unirsi civilmente dopo aver passato insieme più di 40.. E’ stato l’assessore comunale Andrea Bosi a celebrare l’unione, come riportano il Resto del Carlino e Gazzetta di Modena. L’unione consente alle due anziane di vivere la propria condizione di coppia anche in termini di diritti e di doveri, come stabilito dalla legge Cirinnà. L’assessore Bosi, su Facebook, ha scritto di aver provato «un’emozione fortissima nell’unire due donne alla soglia degli ottant’anni».Se poi le cose non dovessero funzionare ecco come fare per dirsi addio. “Ognuno dei partner, in virtù di quanto previsto dalla legge numero 76/2016, è infatti libero di chiedere il divorzio in qualsiasi momento, anche se l’altro non è d’accordo. È però necessario – scrive Studio Cataldi – formalizzare lo scioglimento del legame. Rispetto a quanto avviene per il matrimonio, tuttavia, le unioni civili possono sciogliersi più celermente. (Continua dopo la foto)






Non è infatti necessario passare per la formale separazione, ma è sufficiente che i partner comunichino all’ufficiale di stato civile, anche disgiuntamente, la loro intenzione di dividersi. Fatto questo passaggio e trascorsi tre mesi, diviene possibile proporre domanda di divorzio”.
Giunta a questo punto, la coppia che volesse divorziare si troverà davanti allo stesso iter di una coppia unita nel ‘classico’ matrimonio che decide di porre fine alla relazione. Starà a lei decidere quale delle tre strade possibili seguire: divorziare in Tribunale, farlo davanti al Sindaco oppure mediare la rottura attraverso la negoziazione degli avvocati. (Continua dopo le foto)








 

“In alcuni casi, poi – sottolinea ancora Studio Cataldi -, l’unione civile si scioglie automaticamente. Si tratta, in particolare, non solo delle ipotesi in cui il partner muoia o sia dichiarata la sua morte presunta, ma anche dell’ipotesi di rettifica di sesso da parte di uno dei due compagni”. Come per il matrimonio contratto da una coppia eterosessuale, anche per quello fra persone dello stesso sesso “al partner economicamente più debole può essere riconosciuto il diritto agli alimenti posti a carico dell’altro e l’assegnazione della casa”. Al contrario di quanto avviene per il matrimonio, per le coppie unite da un’unione civile non sarà tuttavia possibile “chiedere lo scioglimento della stessa in maniera semplificata rispetto all’iter normale in caso di mancata consumazione del rapporto”.

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