Lui uccide il loro bambino e lei (la moglie), nonostante tutto, lo riaccoglie in casa a braccia aperte: “Ecco perché l’ho perdonato…”


 

Incredibile la storia che viene da Pescare, una vicenda che sta facendo molto discutere. “Ho soffocato mio figlio di cinque anni nel sonno. Ho usato un cuscino… Mia moglie dormiva e non si è accorta di nulla. Ricordo perfettamente il momento in cui ha smesso di respirare. Mentre premevo non ho percepito alcuna reazione da parte sua. Credo che non se ne sia nemmeno accorto…”. Massimo Maravalle, 47 anni, impiegato di una società di informatica nel luglio del 2014 ha confessato tutto: tre ore prima, i medici del 118 avevano trovato Maxim, bimbo di origine russa e adottato da due anni, morto nel suo letto dentro un appartamento del centro cittadino.

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Ora, come racconta Repubblica, dopo 14 mesi di custodia nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, Maravalle ha riacquistato la libertà. La legge ha stabilito che non è punibile in quanto quando uccise era incapace di intendere e di volere. Lui così è tornato a casa, proprio nell’appartamento dove si è consumata la tragedia, accolto e preso in cura da sua moglie Patrizia Silvestri, 48 anni, avvocato. E madre adottiva di quel bambino. “L’ho perdonato” racconta lei ad amici e conoscenti “non era lui in quel momento. Ora proviamo a ricominciare insieme”. Nel frattempo, una nuova perizia ha stabilito che in questa fase Maravalle non è socialmente pericoloso a patto che segua spontaneamente le cure e assuma con regolarità i farmaci prescritti. La certezza assoluta che l’informatico pescarese segua le prescrizioni, però, non c’è.


 

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