“È morto il prete dei terremotati, la voce degli ultimi, il vescovo anti clan”. Se n’è andato all’improvviso. La sua è stata una missione che ha lasciato il segno, la sua, un’opera indimenticabile. Un grave lutto per la scomparsa di un personaggio che adesso sono in molti a piangere


 

È morto il parroco dei terremotati, pastore in terra di camorra. Se n’è andato all’età di 95 anni, il vescovo emerito di Acerra, in provincia di Napoli, monsignor Antonio Riboldi. Per tutti, però, era don Antonio. È stato il prete che divenne la voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, dove le persone colpite dal sisma vivevano al freddo nelle loro baracche. Lui divenne la loro voce. Fu pastore in terra di camorra, in anni molto difficili, in cui i morti si contavano a centinaia. Si è spento all’età di 94 anni, a Stresa, in Piemonte, nella casa dei rosminiani. Qui si trovava dalla scorsa estate. A darne la notizia è stata la curia di Acerra, dove è stato vescovo dal 1978 e fino al 2000. Una figura cara a molti, un personaggio che è rimasto impresso nei cuori di chi l’ha conosciuto e ha avuto modo d’apprezzare la sua grande opera. Una prova del grande affetto di cui godeva, sono stati i festeggiamenti per i suoi novant’anni, nel 2013. In un duomo gremito di fedeli, tantissimi erano accorsi da quasi tutte le parrocchie della città, i fedeli tutti per don Antonio Riboldi. (Continua a leggere dopo la foto)








È stato un volto noto per la lotta alla camorra, don Riboldi in quell’occasione aveva ricordato le sue battaglie in favore della legalità, dalla Valle del Belice, distrutta dal terremoto, fino ad Acerra. Diversa emergenza, ma sempre una grave piaga. Una terra di criminalità e disoccupazione, da dove partirono le sue omelie contro i clan, e i cortei di giovani. “Una volta – aveva spiegato ai tanti fedeli accorsi – andai da mia madre e parlando, le raccontai di temere per la mia vita. Lei mi disse che era meglio se fossi tornato ammazzato, piuttosto che scappato. È stato in quel momento che ho veramente sentito di essere un vescovo e ho davvero capito cosa significasse per me essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono”. (Continua a leggere dopo le foto)





 

“Un vescovo – aveva detto ancora don Riboldi – può anche vivere nella solitudine, ma non deve scappare”. Dalla Brianza ad Acerra. “Una volta – ha raccontato nel corso dell’omelia – in occasione di un convegno, venne in visita il vescovo Martini di Milano, il quale sottolineò che nel capoluogo lombardo una chiesa così, con gente così, se la sognava. A volte mi chiedo perché sono ancora qui, sarà perché Dio forse mi chiede di compiere ancora qualche cosa”.

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